Haiti – L’opera dei religiosi camilliani

I Figli di San Camillo sono presenti in Haiti dal 1995 e il loro servizio, specialmente tra ai poveri e gli emarginati, è molto apprezzato dalla popolazione.

Terra dai colori accesi e forti, Haiti è un compendio di bellezze naturali e selvagge, di cultura, arte, religione e di tradizioni antiche. Tutto nel Paese sembra in continuo movimento: persone, animale, cose… anche s e si deve riconoscere che nonostante il dolore, le avversità e le tragedie vissute dal popolo negli anni della sua storia passata e recente, tra la gente regna la voglia di  felicità, di novità, di progresso. La vita però è caotica, come l’umanità che la compone: nei mercati dove si vende di tutto e di più, c’è confusione; la circolazione su strade dissestate e in un delirio di gas di scarico emesso da vetture scassate è altrettanto confusa; povertà e miseria sono ovunque.

A sostegno dei poveri

Nel novembre 2001 i religiosi camilliani hanno inaugurato a Port-au Prince un centro sanitario, il Foyer Saint Camille. Questa struttura è composta da un dispensario per la medicina di base, dove vengono visitate circa 300 persone al giorno. «Accanto a questo centro – spiega padre Aris Miranda, consultore generale, missionario camilliano e Direttore esecutivo della Fondazione Camillian Disaster Service International (CADIS), – si trovano tre padiglioni per l’accoglienza e la degenza di bambini e adulti ammalati, con una palestra attrezzata per la fisioterapia e un centro nutrizionale. Vi è anche una casa di accoglienza per bambini disabili abbandonati, il Foyer Bethléem, gestito dalle suore Ministre degli Infermi, e dal 2006 è operativa la scuola primaria e secondaria Saint Camille, che ospita più di 500 studenti».

Dal punto di vista economico la situazione nell’Isola è tuttora disastrosa: il 75% della popolazione vive in condizioni di estra povertà, in molti casi senza acqua ed elettricità. Il 70% della forza lavoro è senza occupazione e l’agricoltura non è in grado di soddisfare il fabbisogno degli abitanti. Gli haitiani devono la loro sopravvivenza quasi esclusivamente agli aiuti internazionali e alle rimesse degli immigrati. E il quadro diventa ancora più drammatico se si considera che corruzione e violenza continuano a crescere nel Paese. Un serio problema è costituito pure dalla diffusa criminalità. Dall’inizio del 2019 ad oggi, sono altre cento i civili che hanno perso la vita per mano di bande armate che ricattano persino le ONG e le Ambasciate.

Un nuovo progetto

Nonostante queste difficoltà, l’impegno dei Camilliani continua attraverso interventi di assistenza. A Ranja, nella diocesi di Jérémie, c’è in progetto di avviare una scuola agricola: «Il nostro intervento – afferma padre Aris – si concentrerà sul potenziamento delle capacità degli agricoltori, la riorganizzazione e il programma di cooperazione tra donne, il rafforzamento del mercato locale dei loro prodotti, la costruzione di un centro polifunzionale per l’addestramento, l’evacuazione e la protezione dell’area del bacino idrografico dall’erosione del suolo e dall’aridità. Ancora oggi, a dieci anni di distanza dal terremoto che ha sconvolto Haiti, provocando 230 mila vittime, 300 mila feriti e un milione di sfollati, stiamo cercando di accompagnare la popolazione verso un pieno recupero».

Bisogna inoltre tener presente che dopo il terremoto del 2010 l’Isola è stata colpita da quattro uragani, e il colera continua a mietere vittime. Migliaia di persone vivono tuttora in tendopoli.

Fonte: camilliani.org

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