Che cosa è l’uomo? Il Documento della Pontificia Commissione Biblica

In un articolo inserito nell’edizione odierna del quotidiano L’Osservatore Romano, padre Pietro Bovati, segretario della Pontificia Commissione Biblica, illustra un nuovo Documento recentemente pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana

Pietro Bovati – Città del Vaticano

Come risulta dal titolo del nuovo Documento della Pontificia Commissione Biblica («Che cosa è l’uomo?» (Sal 8,5). Un itinerario di antropologia biblica) due linee concorrono a definire il progetto e la configurazione del testo.

La prima direttrice è quella interrogativa (“Che cosa è l’uomo?”). La Chiesa di fatto si pone sempre in ascolto, ascolto di Dio e ascolto della storia, proprio per servire l’umanità nelle contingenze del suo continuo mutare (Gaudium et Spes, § 1-10). Papa Francesco, percependo alcune problematiche odierne bisognose di chiarificazione e di senso, ha chiesto alla Commissione Biblica di studiare, durante cinque anni, il tema dell’antropologia biblica, così da offrire alla Chiesa e al mondo un messaggio di luce e di speranza, frutto di un’aggiornata esegesi della Bibbia. L’atteggiamento di ricerca da parte dell’interprete delle sacre Scritture è peraltro sollecitato dalla stessa Parola di Dio che chiama a indagare con incessante impegno il mistero dell’essere umano, poiché è in esso che il Creatore vi ha racchiuso la sua più alta ricchezza. Il vissuto dell’uomo è infatti contemporaneamente una storia dell’alleanza con Dio, ed è comprendendo cosa sia l’uomo che si accoglie l’opera divina. Il mandato del Papa non si limitava dunque a fornire una risposta biblica ad alcune puntuali questioni antropologiche, ma esigeva di presentare una visione globale della Scrittura riguardante la persona umana, nella sua dignità, nelle sue relazioni e nel suo destino, così che in un tale quadro globale anche i singoli interrogativi potessero trovare una loro giusta collocazione.

La seconda pista seguita dal Documento è di ordine metodologico (“Un itinerario di antropologia biblica”). In obbedienza alla Parola di Dio che esige di essere considerata nella sua totalità, il Documento non preleva citazioni o testi isolati, adducendoli come “prova scritturistica” di un discorso prefissato, ma assume il compito di esporre l’intero percorso comunicativo della Bibbia. Si comincia infatti da un’accurata analisi dei testi fondatori, che narrano l’origine dell’essere umano, e, per ciascuno dei diversi motivi tematici che qui vengono annunciati in modo programmatico, si ripropone quanto è attestato dalla Tôrah, dai profeti e dalle tradizioni sapienziali di Israele (senza dimenticare il Salterio), fino a giungere al compimento della Rivelazione nei Vangeli e nelle lettere degli Apostoli. Solo in questo modo si fa vera opera di Teologia Biblica, rispettando i generi letterari della Scrittura, e assumendo con rigore la sua espressività simbolica e narrativa.

Concretamente, dopo una Introduzione che espone alcuni fondamentali principi ermeneutici di obbedienza alla Parola di Dio (§§ 1-13), il Documento si articola in quattro capitoli, dettati dalla scansione narrativa di Gen 2–3. Nel primo capitolo (§§ 14-68), l’uomo è visto nella sua realtà di creatura di Dio, da un lato, fatto di “polvere”, soggetto quindi alla caducità, e, d’altro lato, dotato del “soffio” divino e perciò chiamato a un destino di immortalità. Il secondo capitolo (§§ 69-149) illustra la condizione dell’uomo nel giardino, cioè sulla terra; vengono qui tematizzati gli aspetti del nutrimento, del lavoro e del rapporto con gli altri esseri viventi, quali doni divini, i quali determinano, al tempo stesso, l’impegno responsabile della creatura umana per aderire al progetto divino. Il terzo capitolo (§§ 150-265) ha per argomento la famiglia umana: essa ha il suo nucleo nella relazione sponsale, da cui promanano i vincoli di amore tra genitori e figli e quelli tra fratelli. Molte questioni di grande attualità vengono trattate in questa sezione centrale del Documento, come il valore della sessualità e le sue forme talvolta imperfette o scorrette, la costituzione della società sul modello della famiglia, l’etica della fraternità in opposizione alla violenza. Il quarto capitolo (§§ 266-346) ha per tema la storia dell’uomo, che trasgredisce il comando di Dio, e viene salvato dall’intervento misericordioso del Signore, così che la vicenda umana risulti davvero essere una “storia della salvezza”.

Una tale sommaria presentazione del Documento non è certo in grado di far percepire l’accuratezza delle analisi testuali, la pertinenza delle considerazioni interpretative, la qualità e profondità delle sintesi teologiche. Alcuni andranno a pescare qua e là delle frasi, a conferma del loro modo di pensare o, al contrario, useranno delle citazioni isolate per suscitare polemiche; altri si accontenteranno di sfogliare qualche pagina, lamentandosi dell’estensione del prodotto. Ma, ci auguriamo, ci saranno anche coloro che adotteranno il Documento come materia di studio, facendone un abituale punto di riferimento per le loro riflessioni di ordine antropologico. Come è indicato dal Card. Luis Ladaria, nella Presentazione del Documento, l’intento del testo è infatti «quello di far percepire la bellezza e anche la complessità della divina Rivelazione riguardante l’uomo. La bellezza induce ad apprezzare l’opera di Dio, e la complessità invita ad assumere un umile e incessante travaglio di ricerca, di approfondimento e di comunicazione. Ai docenti delle Facoltà teologiche, ma anche ai catechisti e agli studenti di materie sacre viene offerto un sussidio, atto a favorire una visione globale del progetto divino, che ha preso inizio con l’atto della creazione e si realizza nel corso del tempo, fino al compimento nel Cristo, l’uomo nuovo, che costituisce “la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” (Gaudium et Spes, § 10)».

Dalla Bibbia infatti non si ricava una definizione univoca dell’essenza dell’uomo, ma piuttosto un’articolata considerazione del suo essere quale soggetto di molteplici relazioni; d’altra parte, è nella storia che si manifesta come il progetto divino aspiri alla sua pienezza. «Ciò che siamo, la verità dunque dell’essere umano, trova espressione nel fatto di chiamarci e di essere davvero “figli di Dio” (1 Gv 3,1). Non solo creature, non solo esseri intelligenti e liberi, non solo figli dell’uomo, ma anche figli dell’Altissimo, simili a Lui, con una somiglianza difficile da comprendere e da formulare, ma che sarà pienamente svelata nel compimento dell’esistenza» (§ 349), quando la figura lascerà il posto alla realtà e vedremo Dio faccia a faccia (1 Cor 13,12). Il Documento della Pontificia Commissione Biblica aiuta a intraprendere un tale ardito cammino di intelligenza e di beatitudine.

Fonte: vaticannews.va

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