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Papa in Thailandia, missionario: ha fatto conoscere i cristiani

Secondo don Bruno Rossi, missionario italiano da vent’anni in Thailandia, il recente viaggio del Papa ha contribuito a far conoscere il cristianesimo nel Paese come non era mai successo prima

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

“Non abbiamo paura di voler inculturare il Vangelo sempre di più. Bisogna cercare le forme nuove per trasmettere la Parola capace di scuotere e ridestare il desiderio di conoscere il Signore”. È uno dei moniti lanciati da Papa Francesco al clero della piccola comunità cattolica della Thailandia, durante l’incontro con sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e catechisti, nella Parrocchia di San Pietro a Bangkok, lo scorso 22 novembre. All’incontro era presente anche don Bruno Rossi, sacerdote fidei donum della diocesi di Padova, dal 1999 in missione nel nord del Paese asiatico, nella diocesi di Chiang Mai, nell’ambito della missione triveneta, l’unica italiana in terra thailandese. Così don Bruno ha raccontato l’incontro con il Pontefice, e il significato della visita papale in Thailandia, ai nostri microfoni:

Ascolta l’intervista a don Bruno Rossi

R.- Ho potuto scendere a Bangkok con un piccolo gruppo di cattolici della nostra comunità. Abbiamo partecipato alla Messa nello Stadio Nazionale ed è stata un’emozione davvero grande. Ho avuto poi la gioia di stringere la mano al Papa nella Chiesa di San Pietro dove ha incontrato i sacerdoti, i religiosi e i laici, lanciando un messaggio bello e importante per tutti noi.

Il Papa vi ha invitato a confessare la fede “in dialetto”, tenendo conto che per molti thailandesi la fede cristiana è una fede “straniera”. Cosa significa?

R.- Purtroppo è così: qui le persone vedono la religione cattolica come una realtà importata dagli stranieri e quindi non una religione del luogo. Per loro, infatti, la religione buddista è quella dei thai e i thai devono professare la religione buddista. In un certo senso quindi, c’è questa visione. Ma è vero, come ci ha detto il Papa, che per evangelizzare dobbiamo metterci dei vestiti nuovi. Smettere i nostri vestiti abituali di cattolici occidentali, che sono pur buoni, per inculturare. Bisogna inculturare con la lingua, con la tradizione. A me ha sempre colpito trovare in Thailandia le immagini della Madonna o dei Santi con abiti europei. Raramente li ho visti ritratti con abiti thai. È un piccolo indizio che fa capire però quanto la Chiesa locale debba sapersi lanciare con più coraggio, in questo mondo completamente buddista, testimoniando la fede con le caratteristiche locali.

A che punto è questo sforzo di inculturazione della fede?

R.- Noi lavoriamo qui con le tribù dei monti, nel nord del Paese. Facciamo il nostro lavoro pastorale con circa sette tribù, con sette lingue diverse. Quindi, quando andiamo a celebrare l’Eucarestia, noi usiamo la lingua thai, ma loro rispondono nella loro lingua. Abbiamo perciò continuamente bisogno di catechisti, per tradurre la Parola di Dio e per tradurre le nostre omelie. Ne abbiamo bisogno soprattutto perché loro possano concepire nelle loro categorie il messaggio evangelico. Quindi è importante, direi fondamentale, parlare con loro in “dialetto”, come ha detto il Papa, parlare le loro lingue materne.

Secondo lei quanto è stato importante che il Papa abbia visitato un Paese in cui i cattolici sono circa lo 0,50 % della popolazione?

R.- Secondo me, la visita del Papa in Thailandia è stata molto importante per vari motivi.  Oltre a far conoscere la Chiesa thailandese al mondo, l’ha fatta conoscere ai thailandesi. In questi giorni, infatti, le televisioni e le radio hanno parlato del Papa, della Chiesa cattolica, hanno trasmesso documentari su questi temi, come non era mai successo prima, come non avevo mai visto in vent’anni di permanenza qui. È stata una vera apertura alla conoscenza di chi sono i cristiani e di che cosa fanno. Poi, questo mondo buddista, che dà molta importanza all’armonia, è rimasto molto colpito dalla semplicità del Papa.  Qui ha destato un’impressione positiva il gesto del Patriarca supremo dei buddisti e del Papa che si sono presi per mano: una scena che non si era mai vista prima e che ha segnato profondamente la gente, sia buddista che cattolica. Poi, certamente, ha colpito molto la gente l’incontro fra il Papa e il Re Rama X.  È stato un incontro informale, molto bello, in cui il Re è stato disponibile, attento e ospitale. Un segno veramente bello. I thailandesi sono veramente orgogliosi del nostro Papa e dei gesti che ha compiuto in questa terra.

Fonte: vaticannews.va

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