Lasalliani. Tornare a dialogare con l’anima: l’arte e l’educazione in Paolo VI. Sintesi del seminario

Esplorare le connessioni tra educazione ed arte contemporanea nel pensiero, estremamente attuale, di Paolo VI, l’intento del 3° seminario di studio promosso presso l’Istituto De La Salle all’Aventino lo scorso 15 novembre. “Una tappa di un processo, intorno al tema dell’educazione, volto alla creazione di un vero e proprio centro culturale” sottolinea il Visitatore della Provincia Italia, fratel Gabriele Di Giovanni “per approfondire e condividere il pensiero profetico di un pontefice, per provvidenza cappellano della scuola lasalliana dal 1928 al 1932”. Nel suo discorso inedito, ripreso con una super8, il 3 marzo del 1965 in visita all’Istituto, la consegna: “Non perdete tempo. Rifate l’armonia fra il mondo esteriore e la vita”. Un invito che da qualche anno è divenuto un vero e proprio progetto per i Fratelli delle Scuole Cristiane. Così, dopo il convegno promosso nel novembre del 2017 e la presentazione del volume La Carità motore di tutto il progresso sociale a giugno scorso, che sarà organizzata il prossimo 28 novembre a Brescia, nell’atrio del Pio IX sono intervenuti artisti, educatori, studiosi d’arte di rilievo.

Ad introdurli Patrizia Moretti, direttrice del progetto Paolo VI e curatrice del volume: “l’arte è uno dei linguaggi che Papa Montini ha prediletto per dialogare con l’anima contemporanea, per rendere accessibile l’inaccessibile. L’arte autentica, figlia di un’ispirazione profonda, della grazia, del carisma. In un mondo pervaso dall’incertezza l’arte oggi dispone l’uomo a dialogare con il Mistero?” la domanda posta ai relatori.

“Paolo VI riteneva l’istituzione museale luogo di vita, scambio reciproco tra passato, presente e futuro” ha sottolinea nel suo intervento Micol Forti, direttrice del CARM di Roma. “Uno dei luoghi in cui culture, fedi e identità si incontrano e trasformano grazie alle opere d’arte e soprattutto grazie a alle opere d’arte contemporanea, portatrici di una sfida: appartenere al proprio tempo, rielaborando il passato e immaginando una proposta per il futuro”. Altro elemento chiave del pensiero montiniano “il rappoto tra noi e le opere d’arte è un rapporto fertile sia perchè genera meraviglia, l’attesa della comprensione, sia l’identificazione del sè e dell’altro, unendo la quotidianità con qualcosa di diverso, il rapporto con l’opera d’arte. In questo Montini identificava un percorso educativo: sperimentare, ricercare, modificarsi reciprocamente, affermare la propria identità con l’altro e ammirare, porsi in ascolto. L’arte veicola questa possibilità di contaminazione”.

A rileggere il rapporto tra arte, fede ed educazione anche Cecilia De Carli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “un legame in Montini rintracciabile nell’educazione che ha ricevuto e promosso attraverso Jean Guitton, suo amico, artista, pittore”. Nel suo intervento un approfondimento sulle chiese di Milano, la cappella pontificia “vero programma educativo” e il riferimento alla mostra promossa durante il Sinodo sulla figura di Cristo e l’evangelizzazione.

“La cifra dell’arte contemporanea non è più la bellezza. Resta la meraviglia e lo stupore” ha sottolineato Massimo Carboni, docente di Storia dell’Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti, filosofo e curatore di alcuni volumi editi da Jaca book – il genio è senza opera. Filosofie antiche e arte contemporanea, La mosca di Dreyer. L’opera della contingenza nelle arti, L’occhio e la pagina. tra immagine e parola.

Tra i relatori anche Maria Cristina Finucci, artista e “presidente” del Garbage Patch State: 16 milioni di km quadrati in 5 isole di plastica nei mari. Dall’Unesco, alla biennale di Venezia, dall’uso dei social alla firma dell’agenda 2030 “un’opera” spiega “che non è la singola istallazione ma l’insieme delle iniziative messe in campo per segnalare il progressivo degrado che ha generato una vera e propria ferita nella madre terra. La richiesta di aiuto “help” che l’artista porta nelle sue opere è sanabile “solo” come indicato da Papa Francesco “rimettendo al centro l’uomo”.

Mariano Apa, dell’Accademia di Belle Arti di Roma ha quindi approfondito il rapporto tra Paolo VI, arte e formazione dall’UCAI alla Messa degli Artisti. Tre gli episodi ricordati: l’incontro a Milano nel 1963 con 176 artisti. Nel 1964 il discorso nella Cappella Sistina e l’invito a vedere dentro la propria coscienza. Infine la visita ai Lasalliani all’Aventino. “Due gli ispiratori del suo percorso” ha sottolineato: “Il Card. Schuster, di cui fu successore a Milano – non allontanamento dalla Curia Romana ma preparazione al pontificato – e l’abate benedettino Idelfonso Herwegen nel suo intendere l’arte come liturgia”.

Educare con l’arte il tema dell’intervento di Fratel Santiago Rogriduez Mancini della Fondazione La Salle, Argentina. “Educare è relazione” ha evidenziato “e il primo passo è aprire gli occhi e il cuore. Attendere, fermarsi per comprendere”. Evidente oggi la difficoltà di decifrare una simbologia cristiana che non si può trasmettere se non con l’esperienza: “per passare dall’emozione al credere c’è un cammino da compiere, La coscienza credente dispone a collaborare al piano di Dio, confidare nelle possibilità del mondo e delle persone. Parte dall’intuizione e arriva al sentimento e dal sentimento va all’intuizione. L’unità della coscienza si conquista nell’educare con l’arte”.

La musica, tra le arti, è strumento prezioso, come indicava lo stesso De La Salle “per pregare e assimilare meglio la verità della fede e per la didattica in generale” ha evidenziato fratel Mario Chiarapini, direttore della Scuola La Salle di Roma, compositore e scrittore, ricordando l’importanza che l’educazione musicale ha avuto nelle scuole lasalliane, il successo della corale dell’Istituto Braschi e di “fratel Lupo” tra gli altri “non maestro ma vero mago” come di lui disse lo stesso Paolo VI.

Numerose le raccolte musicali realizzate dai fratelli e dallo stesso Chiarapini per la liturgia, i campi scuola e vocazionali con oltre 50 canti su temi lasalliani. L’auspicio infine di rinnovare questa attenzione nelle scuole e nelle liturgie, per tornare a dare significato all’esperienza comunitaria.

A concludere il pomeriggio denso di contributi l’intervento di fratel Enrico Muller, responsabile della comunità di inserimento CasArcobaleno a Scampia. “Un incontro a Milano con un’artista, Antonella Prota Giurleo, agnostica, e la proposta: organizzare un simposio d’arte, un incontro tra artisti per incontrare le persone, “fare pace” tra gli artisti e la gente di Scampia. Nelle diverse edizioni del Simposio d’arte contemporanea, incontro oramai annuale, sono così venuti artisti da India, Croazia, Iraq, Romania e tanti altri paesi. A partecipare bambimi, donne, la gente comune, delle periferie, luogo di Dio per condividere insieme l’esperienza dell’arte come gratuità: “A Scampia gli artisti sono volontari. Offriamo vitto e alloggio semplice. Loro si pagano il viaggio” spiega Muller. “Così come graruita è l’accoglienza delle persone del luogo”. E così avviene che Isabella, una delle artiste, durante una cena confessa: “avevo tanti pregiudizi. Ora so che anche questa è Chiesa e non ne parlerò più male. Ne ho visto la bellezza”.

Ed è proprio la bellezza, assente nel quartiere dal punto di vista urbanistico, a permettere un’iniezione di speranza, fiducia, tenerezza. “Alcuni artisti non parlano neanche l’italiano” aggiunge. “Come Peter, artista disabile, in grado di far suonare qualunque oggetto. I bambini erano tutti con lui”. Uno spazio di intuizione e felicità “in cui gli artisti trasfigurano la realtà e gli abitanti gli artisti”.

La performance al pianoforte di Alessandra Pompili, pianista, concertista dell’UCAI e collaboratrice di Radio Vaticana, ha concluso la serata offrendo un excursus unico nel panorama musicale sulla dimensione religiosa della musica contemporanea. Nell’atrio allestita la mostra “Questo mondo ha bisogno di bellezza…” con le opere del Simposio Internazionale d’Arte di Scampia 2009-2019.

Fonte: lasalleitalia.net

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