• Maggio 2019

Intervista a Padre Rosario (Salvatore) Cimino, Superiore dei Pii Operai Catechisti Rurali – Missionari Ardorini, sulla sua partecipazione al prossimo Sinodo Panamazzonico

Intervista a Padre Rosario (Salvatore) Cimino, Superiore dei Pii Operai Catechisti Rurali – Missionari Ardorini, sulla sua partecipazione al prossimo Sinodo Panamazzonico, rilasciata al settimanale diocesano di Cosenza-Bisignano “Parola di Vita” del 18.09.2019

  1. Un figlio di don Mauro, un suo successore alla guida dei Pii Operai Catechisti Rurali, delegato al Sinodo. Cosa significa per te, per il tuo istituto…?

Essere stato scelto a partecipare al prossimo Sinodo sull’Amazzonia come uno dei rappresentanti dei Superiori Generali è motivo naturalmente di immensa gioia per me e per tutta la mia Congregazione ma nello stesso tempo non c’è dubbio che la nostra presenza a questo incontro ecclesiale mondiale per tutti noi, figli spirituali di Don Mauro, costituisce una forte pro-vocazione da parte del Signore a sentire quanto il carisma dell’apostolato rurale, che ci ha lasciato in eredità il nostro fondatore, sia oggi più che mai vivo e attuale.

Oggi più che mai, nel cuore della Chiesa, il Decano don Mauro ci ricorda che “noi missionari ardorini siamo nati per riempire la solitudine dei casolari dispersi, portando a chi tanto ne ha bisogno il pensiero di Dio, la parola di Dio, la presenza di Dio”.

  1. Da molti anni gli ardorini portano nelle terre di missione l’annuncio del Vangelo e il carisma del fondatore. Quale il segreto che rende feconda la vostra presenza?

La Congregazione ardorina, la seconda Congregazione religiosa maschile fondata in Calabria circa 450 anni dopo i Minimi di san Francesco di Paola, ormai da molti decenni “ha mollato gli ormeggi per prendere il largo” e sulla parola di Gesù “ha iniziato a gettare le reti in mari lontani”.

Da Montalto Uffugo, il “sogno” del Decano Don Mauro è arrivato prima in Canada e in Colombia, fino a raggiungere negli ultimi anni l’India e la Tanzania. La nostra è una Congregazione piccola in quanto al numero dei suoi membri, ma proprio grazie al suo originale e specifico carisma ha sperimentato e continua a sperimentare una particolare fecondità, soprattutto in quelle parti del nostro pianeta dove la società e la cultura sono ancora fortemente legate al mondo rurale, legate cioè al rapporto quotidiano e vitale con la terra e con i suoi frutti.

  1. Cosa vi aspettate da questo Sinodo come missionari presenti in scenari amazzonici?

Intorno al prossimo Sinodo ci sono naturalmente molte aspettative che a mio parere, soprattutto all’interno della Chiesa, non rispondono alle istanze autentiche che sono alla base di questo incontro ecclesiale convocato da Papa Francesco.

Per noi Missionari Ardorini, presenti in Colombia da più di 30 anni, questo Sinodo è anzitutto espressione dell’attenzione materna della Chiesa per una delle regioni mondiali più preziose e nello stesso tempo più fragili, in quanto messa a repentaglio da una indiscriminata e criminale politica di sfruttamento delle sue risorse naturali e delle popolazioni indigene che la abitano.

Inoltre, insieme ai nostri confratelli ardorini che vivono e operano in Colombia, proprio a partire da questo evento ecclesiale, ci sentiamo sempre più consapevoli di quanto sia urgente, nel nostro piccolo, anche da parte nostra, impegnarci sempre più concretamente e generosamente, sull’esempio del nostro fondatore, nell’evangelizzazione non solo della regione amazzonica ma di ogni realtà rurale alla quale il Signore continua ad inviarci nel mondo.

  1. Quali le difficoltà che ti confidano i confratelli e quali potenzialità da queste terre ancora da evangelizzare o da accompagnare?

In particolare i miei confratelli ardorini che vivono e operano in Colombia, ma in parte anche io che ho avuto la grazia di vivere parte della mia formazione e alcune esperienze missionarie nella zona amazzonica colombiana, ci rendiamo conto di quanto ricca sia questa terra e non solamente dal punto di vista delle risorse naturali.

La vera ricchezza dell’Amazzonia è costituita dall’umanità che la popola: uomini e donne che, conservando come tesoro geloso il rapporto per loro fondante e vitale con “la madre terra”, hanno molto da insegnare a società come le nostre chiuse nella loro logica distruttiva, fondate sul consumo e sull’efficienza senza controlli e senza limiti. Quello amazzonico, ma io mi permetto di dire il mondo rurale ancora presente in molte parti del nostro pianeta, inoltre è un popolo che in molte sue parti ancora non ha ricevuto l’annuncio del Vangelo: un popolo che può ricevere ancora tanto e che di sicuro nello stesso tempo può, anche all’interno della nostra Chiesa, apportare un soffio di giovinezza e vitalità nuove.

 

  1. Al di là di alcuni argomenti che hanno occupato le cronache, cosa ti aspetti da questo Sinodo per il cammino della Chiesa oggi?

 

Sono convinto che per comprendere il vero significato di questo Sinodo basterebbe che i commenti preliminari che si stanno esprimendo, si limitassero a restare centrati sul tema che il Santo Padre Francesco ha indicato per esso: “Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale”.

Credo infatti che il discorso sull’Amazzonia in questo Sinodo sarà solamente il punto di inizio, qualificato a causa dell’emergenza che questa regione sta vivendo ai nostri giorni, di un confronto che riguarderà uno dei compiti che da sempre la Chiesa ha ritenuto prioritario, quello cioè di collocarsi in maniera responsabile all’interno della storia, cercando alla luce del Vangelo di dare risposte autentiche ai problemi attuali.

Inoltre, mi sembra che il richiamo all’Ecologia Integrale sia un chiaro ed esplicito riferimento all’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, che cerca di riportare l’attenzione della Chiesa e del mondo su una preoccupazione ecologica che non si limiti alla problematica ambientale ma che ne sappia rintracciare le cause a livello economico e sociale, cercando di dare ad essa risposte concrete e autentiche.

 

  1. Un pezzo della nostra Chiesa particolare, grembo della vostra Congregazione, sarà al Sinodo sull’Amazzonia. C’è anche un carico di valori e di calabresità da raccontare/testimoniare che si può innestare nella discussione…

 

È proprio così. Pur aprendoci su orizzonti nuovi e lontani, noi missionari ardorini non possiamo dimenticare le nostre origini: siamo nati nel Sud Italia, in Calabria, nel cuore della Chiesa locale di Cosenza. Il nostro fondatore don Gaetano Mauro, per usare un linguaggio a noi attuale e a lui certamente sconosciuto, era un sacerdote attento ai “segni dei tempi” e un apostolo di una “Chiesa in uscita”. Il suo sguardo attento e il suo cuore immenso si aprirono sulla condizione della gente calabrese degli inizi del secolo scorso: contadini abbandonati a se stessi; senza nessuno che si prendesse cura di loro e a loro facesse sentire, per usare le sue stesse parole, che “la vita rurale o è vita di fede o è vita di tormento”; che “le privazioni che impone il vivere tra i campi, se non sono confortate e impreziosite dalla fede, diventano insopportabile strazio”; che “la solitudine dei casolari dispersi, se non è riempita da Dio, è desolante deserto”.

Ecco lo specifico che credo, in maniera semplice, umile e concreta la presenza e la testimonianza di un missionario ardorino può apportare al Sinodo.

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