• Maggio 2019

Clima e ambiente nel Magistero dei Papi

Perfetta continuità da anni non sospetti a oggi sulla questione ambientale e sulla tutela del creato nel Magistero della Chiesa. Sorprendente unità di intenti anche nella lettura sociale del “pensiero ecologico”: proteggere la natura è proteggere gli uomini, particolarmente i più deboli. A margine della conferenza di New York sul clima ripercorriamo le tappe di questa consapevolezza magisteriale

Laura De Luca – Città del Vaticano

La Laudato si’ è una enciclica ecologica? Verde? O non piuttosto una enciclica sociale? E’ una enciclica sociale, ha ricordato Papa Francesco, in quanto tutelare l’ambiente oggi significa tutelare l’uomo, la sua dignità, il suo destino. Già nell’omelia di inizio pontificato, il 19 marzo 2013 Papa Francesco aveva detto:

“Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato! … La vocazione del custodire (…) è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. (…) In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!”

Concetti che sono in perfetta continuità con la Dottrina Sociale della Chiesa e con la cosiddetta “ecologia umana”. Il primo a parlarne fu Paolo VI, nell’udienza generale del 7 novembre1973:

“Non possiamo tacere il nostro doloroso stupore per l’indulgenza, anzi per la pubblicità e la propaganda, oggi tanto ignobilmente diffusa, per ciò che conturba e contamina gli spiriti, con la pornografia, gli spettacoli immorali, e le esibizioni licenziose. Dov’è l’ecologia umana?”

Certamente Paolo VI partiva dalla sensibilità di un uomo di chiesa del suo tempo, in anni in cui la rivoluzione dei costumi stava capovolgendo i valori elementari, e gettava le basi per una disinvolta quanto colpevole incoscienza nei confronti dei rapporti sacri che intercorrono tra l’uomo e la natura, e dunque e di conseguenza tra gli uomini. Già due anni prima, nella Lettera apostolica Octagesima Adveniens al numero 21 Papa Montini scrive:

“Mentre l’orizzonte dell’uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un’altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell’attività umana. L’uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana. A queste nuove prospettive il cristiano deve dedicare la sua attenzione, per assumere, insieme con gli altri uomini, la responsabilità di un destino diventato ormai comune”.

Poco meno di un decennio prima, all’ombra di san Francesco, ovvero in occasione del suo viaggio ad Assisi, il 4 ottobre 1962, Papa Giovanni XXIII aveva già suggerito questa lettura antropologica del rispetto del creato…

“Paradiso sulla terra è l’uso moderato e saggio delle cose belle e buone, che la Provvidenza ha sparso nel mondo, esclusive di nessuno, utili a tutti. (…) Sia pace nella concordia, nella comunicazione scambievole, da un capo all’altro del mondo, delle immense ricchezze di vario ordine e natura, che Dio ha affidato all’intelletto, alla volontà, alla indagine degli uomini, affinché la giusta ripartizione segni l’ascesa di quei principi di socialità che sono da Dio e a Dio riportano”.

“Paradiso sulla terra è l’uso moderato e saggio delle cose belle e buone, che la Provvidenza ha sparso nel mondo, esclusive di nessuno, utili a tutti”. Non si può godere del creato se non in un’ottica comunitaria, sociale, di condivisione. Lo conferma Giovanni Paolo II il 24 marzo 1997, parlando ai partecipanti a un convegno su ambiente e salute. Mancano meno di tre anni al nuovo millennio…

“E’ il rapporto che l’uomo ha con Dio a determinare il rapporto dell’uomo con i suoi simili e con il suo ambiente. Ecco perché la cultura cristiana ha sempre riconosciuto nelle creature che circondano l’uomo altrettanti doni di Dio da coltivare e custodire con senso di gratitudine verso il Creatore. (…) .
Nell’età moderna secolarizzata si assiste all’insorgere di una duplice tentazione: una concezione del sapere inteso non più come sapienza e contemplazione, ma come potere sulla natura, che viene conseguentemente considerata come oggetto di conquista. L’altra tentazione è costituita dallo sfruttamento sfrenato delle risorse, sotto la spinta della ricerca del profitto senza limiti, secondo la mentalità propria delle società moderne di tipo capitalistico.
L’ambiente è così diventato spesso una preda a vantaggio di alcuni forti gruppi industriali e a scapito dell’umanità nel suo insieme, con conseguente danno per gli equilibri dell’ecosistema, della salute degli abitanti e delle generazioni future. (…)
Ma l’equilibrio dell’ecosistema e la difesa della salubrità dell’ambiente hanno bisogno proprio della responsabilità dell’uomo e di una responsabilità che deve essere aperta alle nuove forme di solidarietà. Occorre una solidarietà aperta e comprensiva verso tutti gli uomini e tutti i popoli, una solidarietà fondata sul rispetto della vita e sulla promozione di risorse sufficienti per i più poveri e per le generazioni future”.

Fonte: vaticannews.va

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