• Maggio 2019

Papa Francesco ai Frati Minori Conventuali: superare logica del successo per costruire pace

Papa Francesco sollecita i frati minori conventuali ad essere ministri della misericordia, sottolineando l’importanza dell’ascolto del Vangelo e del dono della fraternità. L’esortazione è poi a farsi servi, accompagnando gli altri anche nelle strade che conducono a Dio: solo così – dice – sarà possibile contenere l’“emorragia” degli abbandoni nella vita sacerdotale e consacrata.

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Non c’è pace “senza riconciliazione, senza perdono, senza misericordia”. Solo chi ha un “cuore riconciliato” può essere “ministro della misericordia” e “costruttore di pace”. Papa Francesco lo sottolinea ricevendo in Sala Clementina i membri del capitolo generale dell’Ordine dei frati minori conventuali, 150 circa, guidati dal nuovo ministro generale, fra Carlos Trovarelli (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

La sequela di Cristo

Il Pontefice nel suo discorso, ricordando l’approvazione da parte della Santa Sede delle Costituzioni dei frati rinnovate l’estate scorsa e la recente approvazione dei nuovi Statuti, sottolinea come questi tocchino gli “elementi essenziali” della vita fraterna e missionaria: “la formazione, l’interculturalità, la condivisione e la trasparenza nella gestione economica”.

Questo lavoro è faticoso, ma è fatica ben spesa. Le Costituzioni infatti sono lo strumento necessario per custodire il patrimonio carismatico di un Istituto e assicurarne la trasmissione futura. Esse, di fatto, esprimono la modalità concreta della sequela di Cristo proposta dal Vangelo, regola assoluta di vita per tutti i consacrati e particolarmente per i seguaci di San Francesco d’Assisi, i quali, nella professione, si impegnano a “vivere secondo la forma del santo Vangelo”. Mi colpisce tanto quel consiglio di Francesco ai frati: “Predicate il Vangelo, se fosse necessario anche con le parole”, è un modo di vivere. 

Vangelo vademecum

La vita francescana in tutte le sue manifestazioni, evidenzia il Papa, nasce dall’ascolto del santo Vangelo, come ci mostra l’esperienza di San Francesco.

Il Vangelo è per voi, cari fratelli, ‘regola e vita’ e la vostra missione non è altro che di essere vangelo vivente, ‘esegesi vivente della Parola’, diceva Benedetto XVI. Il Vangelo dev’essere il vostro vademecum. Ascoltatelo sempre con attenzione; pregate con esso; e sull’esempio di Maria, ‘Vergine fatta Chiesa’, meditatelo assiduamente, così che, assimilandolo, conformiate la vostra vita alla vita di Cristo.

L’impronta di Dio

Francesco si sofferma quindi sugli aspetti della fraternità, della minorità, della pace e della formazione. La fraternità, dice, è un “dono da accogliere con gratitudine”, è una realtà sempre “in cammino”, in costruzione, e che pertanto chiede il contributo di tutti, “senza che alcuno si escluda o sia escluso”; nella quale non ci sono “consumatori” ma “costruttori”.

Una realtà in cui si possano vivere percorsi di continuo apprendistato, di apertura all’altro, di interscambio reciproco; una realtà accogliente, disposta e disponibile ad accompagnare; una realtà in cui è possibile fare una pausa nella vita quotidiana, per coltivare il silenzio e lo sguardo contemplativo e così riconoscere in essa l’impronta di Dio; una realtà in cui tutti vi considerate fratelli, tanto i ministri quanto gli altri membri della fraternità; un’esperienza in cui ognuno è chiamato ad amare e nutrire il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio.

Amore e obbedienza

L’esortazione è ad “alimentare” la fraternità “con lo spirito della santa orazione e devozione ‘al quale devono servire tutte le altre cose temporali’”, spiega il Pontefice citando la Regola bollata di San Francesco.

In tal modo, la vostra vita fraterna in comunità diventa una forma di profezia nella Chiesa e nel mondo; e diventa una scuola di comunione, da esercitare sempre, sull’esempio di Francesco, in relazione di amore e di obbedienza con i Pastori.

La tentazione del potere

Un’altra caratteristica della forma di vita dei frati è la minorità, che “piace tanto” al Papa, com’egli stesso assicura.

Questa è una scelta difficile perché si oppone alla logica del mondo, la quale cerca il successo a qualunque costo, desidera occupare i primi posti, l’essere considerati come signori. Francesco vi chiede di essere minori, sull’esempio di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire e che ci dice: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». Sia questa la vostra unica ambizione: farsi servi, servirvi gli uni gli altri. Vissuta così, la vostra esistenza sarà profezia in questo mondo dove l’ambizione del potere è una grande tentazione.

Strumenti di perdono e misericordia

Predicare la pace, sottolinea poi il Papa, implica “riconciliazione con sé stessi, con Dio, con gli altri e con le creature”. Vivere “in armonia”, prosegue, nel senso di una pace che “porta l’armonia”.

È una riconciliazione a cerchi concentrici, che parte dal cuore e si estende all’universo – ma in realtà parte dal cuore di Dio, dal cuore di Cristo. La riconciliazione è preludio della pace che ci ha lasciato Gesù. Una pace che non è assenza di problemi, ma che viene con la presenza di Dio in noi stessi e si manifesta in tutto ciò che siamo, facciamo e diciamo. Possiate essere messaggeri di pace, prima di tutto con la vita e poi con le parole. Possiate essere, in ogni momento, strumenti di perdono e di misericordia.

Conformazione a Cristo

Le comunità dei frati, aggiunge, siano luoghi “in cui si sperimenti la misericordia”, come insegnato dalla spinta di San Francesco al perdono e all’amore. Per tutto ciò, prosegue il Papa, è “necessaria” una formazione “adeguata”, un cammino formativo “che favorisca nei fratelli la sempre più piena conformazione a Cristo”.

Una formazione integrale, che coinvolga tutte le dimensioni della persona. Una formazione personalizzata e permanente, in quanto itinerario che dura tutta la vita. Una formazione del cuore, che cambi il nostro modo di pensare, di sentire e di comportarci. Una formazione alla fedeltà, ben consapevoli che oggi stiamo vivendo nella cultura del provvisorio, che il “per sempre” è molto difficile e le scelte definitive non sono di moda.

Contenere emorragia di abbandoni

In tale contesto, osserva infine il Papa, c’è bisogno di formatori “solidi ed esperti nell’ascolto e nelle strade che conducono a Dio”, capaci di “accompagnare altri” in questo percorso, conoscitori quindi dell’arte “del discernimento e dell’accompagnamento”.

Solo così potremo contenere, almeno in parte, l’emorragia degli abbandoni che colpisce la vita sacerdotale e consacrata.

La vita dell’ordine in questi anni

In tale ottica il ministro generale, fra Trovarelli, assicura il “fiorire” di nuove vocazioni in alcuni Paesi del Sud del mondo, parlando pure della creazione dell’Università francescana a Roma, dal Papa – informa il frate – “fortemente desiderata come segno di unità tra le famiglie francescane”.

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