• Maggio 2019

Papa Francesco: coltivare le vocazioni non vuol dire cercare nuovi soci

 Il Pontefice incontra in Vaticano i responsabili della pastorale vocazionale in Europa e, a braccio, rivolge parole di incoraggiamento e indicazioni concrete per lavorare con i giovani

Barbara Castelli – Città del Vaticano

Per aiutare un giovane a scoprire la propria vocazione ci vuole “pazienza e capacità di ascolto”, voglia di “stancarsi”, nella consapevolezza che oggi i ragazzi “sanno tanto di contatti, ma non comunicano”. Nell’accogliere, nella sala del Concistoro, i partecipanti al Congresso dei Centri nazionali per le vocazioni delle Chiese di Europa, Papa Francesco decide di consegnare il discorso previsto e di esprimere alcuni concetti a braccio. Anzitutto, ricorda che lavorare “per le vocazioni” non vuol dire “cercare nuovi soci per un club”: “La crescita della Chiesa – rimarca, richiamando le parole di Benedetto XVI – è per attrazione, non per proselitismo”.

Una vita sempre connessa

I giovani, prosegue, “sono diversi tra loro, sono diversi in tutti i luoghi, ma sono uguali nell’inquietudine, nella sete di grandezza, nella voglia di fare del bene”. E per raggiungere il loro cuore bisogna anzitutto parlare un linguaggio comprensibile, senza sperare che capiscano “l’esperanto”.

Comunicare è forse la sfida che noi dovremmo avere con i giovani. La comunicazione, la comunione. Insegnare loro che è bene l’informatica, sì, avere qualche contatto, ma questo non è il linguaggio: questo è un linguaggio “gassoso”. Il vero linguaggio è comunicare. Comunicare, parlare… E questo è un lavoro di filigrana, di “merletti” come dicono qui. È un lavoro da fare andando passo a passo.

Quanti lavorano con i giovani, quindi, non devono imporre qualcosa quanto, invece, “accompagnare, guidare e aiutare affinché l’incontro con il Signore faccia loro vedere qual è la strada nella vita”.

La pazienza e la capacità di ringiovanirsi

Il Pontefice riconosce che “lavorare con i giovani esige tanta pazienza”, “ascolto” e, non da ultimo, la capacità di “ringiovanirsi: cioè mettersi in moto, in movimento con loro”.

Oggi i giovani sono in movimento e si deve lavorare con loro in movimento, e cercare in movimento di aiutarli a trovare la vocazione nella loro vita. Questo stanca… Bisogna stancarsi! Non si può lavorare per le vocazioni senza stancarsi.

In questo articolato cammino di condivisione, non meno importante è l’attitudine a “raccogliersi in sé stessi”, in modo da poter dialogare con il Signore

La scelta di una vocazione deve nascere dal dialogo con il Signore, qualunque sia la vocazione. Il Signore mi ispira ad andare avanti nella vita così, per questa strada. E questo significa un bel lavoro per voi: aiutare il dialogo. Si capisce che se voi non dialogate con il Signore, sarà abbastanza difficile insegnare agli altri a dialogare su questo punto.

Fonte: vaticannews.va

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