• Maggio 2019

Assemblea delle POM: Pontificia Unione Missionaria (PUM)

“Dopo tre anni di incontri, visite, ascolto, studio e ricerca di elementi ecclesiali che potessero aiutarci in un tentativo di formulare proposte di riforma circa la Pontificia Unione Missionaria (PUM) e il Centro Internazionale di Animazione Missionaria (CIAM), credo sia giunto il momento per affrontare un primo inizio di discussione e discernimento”: così ha esordito P. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, Direttore del CIAM e Direttore dell’Agenzia FIDES, nella sua relazione presentata il 30 maggio all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie (vedi Fides 24/05/2019).
L’intuizione carismatica originaria della PUM (31 ottobre 1916) e le motivazioni che hanno portato alla creazione del CIAM (31maggio 1974), cioè la formazione alla missione della Chiesa (missio ad gentes) e l’animazione missionaria dell’intero Popolo di Dio, “continuano a rimanere la ragione della loro esistenza e la natura del loro impegno” ha evidenziato p. Meroni, che ha proseguito: “Si tratta di trovare nuove modalità operative che esprimano una loro rinnovata identità missionaria e formativa alla luce degli insegnamenti del Vaticano II e dei Papi postconciliari, in una comunione ecclesiale dove il Successore di Pietro e gli organismi al suo servizio possano animare e sostenere un fecondo rapporto tra la Chiesa Universale e le Chiese Particolari”.
Il Segretario generale ha quindi messo in luce che “gli impegni formativi alla missione sono chiamati a
superare ogni riduttivo movimento unilaterale dal Nord verso il Sud” e quindi “una ragionevole formazione alla missione (missio ad gentes) e una feconda animazione missionaria devono servire i bisogni di formazione permanente che le Chiese locali hanno. I nostri interventi formativi non possono presentarsi come attività parallela, o di seconda importanza, o di interesse esotico ed esclusivo per i soli missionari. Intendiamo per formazione permanente tutto ciò che può interessare la crescita, lo sviluppo, la purificazione, la solidità, la maturazione della fede cristiana intesa come incontro personale con Gesù Cristo, rapporto affettivo ed intelligente con lui nella Chiesa, comunione di fratelli e sorelle”.
In questa ottica, la PUM e il CIAM sono quindi chiamati “a proporre una formazione missionaria insieme alle Chiese particolari, che le stimoli alla necessità di assumere la propria responsabilità missionaria verso i propri popoli e le proprie terre, verso i popoli lontani e le culture lontane. Un servizio formativo che, pur mostrandosi utile ai bisogni locali, continua a stimolare, provocare e indurre riflessioni, azioni e impegni che prendano in seria considerazione il rapporto di missione che esiste tra la fede e il mondo, tra la Chiesa e i popoli con le loro culture e religioni. La PUM e il CIAM si collocano non solo al servizio delle Chiese locali, ma insieme a queste ultime, servono l’unica missio ad gentes della Chiesa verso il mondo intero”.
P. Meroni ha quindi evidenziato alcuni ambiti da privilegiare in questo cammino di ripensamento della PUM e del CIAM. In primo luogo i Catechisti, che nelle Chiese locali “sono i principali attori nell’opera di evangelizzazione”. La PUM potrebbe iniziare a collaborare con le Chiese locali nel cammino di formazione, iniziale e permanente dei catechisti, che sono “fedeli battezzati che vivono nel loro ministero la dimensione ordinaria della missione della Chiesa”. In questo modo la PUM “potrebbe animare missionariamente e aprire gli orizzonti sulla missio ad gentes dei catechisti e dei loro formatori. Così facendo l’animazione missionaria non sarebbe un’attività parallela e marginale nella vita ecclesiale, ma pienamente inserita dentro i bisogni reali e le richieste concrete della comunità locale”.
I giovani, le famiglie, il mondo del lavoro, come anche i media, tradizionali e social networks, rappresentano altrettanti campi di attenzione, di formazione e di animazione missionaria. “Ricentrare la formazione cristiana su una rinnovata teologia cattolica della missione, insieme al dialogo interreligioso aperto all’incontro con le culture, rientra nelle preoccupazioni di formazione permanente missionaria” ha sottolineato p.Meroni.
“Inserirsi nella formazione permanente del clero, soprattutto diocesano, in accordo con le Chiese locali, si presenta come un’altra grande sfida e opportunità per la formazione missionaria a cui può contribuire la PUM: servire un bisogno locale urgente sotto la direzione dei pastori locali e collaborare nella riqualificazione della vita sacerdotale aprendola alle dimensioni cattoliche e missionarie della fede cristiana e del ministero sacerdotale”.
Per coloro che vivono nella vita consacrata, l’opera formativa in loco della PUM si dovrebbe dedicare particolarmente alle comunità religiose di donne e uomini consacrati, fondate localmente e ancora di diritto diocesano: “La PUM potrebbe collaborare con gli Ordinari locali e i responsabili religiosi per una formazione permanente che, alla luce della missione della Chiesa, aiuti a discernere l’autenticità del carisma, la fecondità dell’apostolato e la santificazione personale grazie al carisma”.

Fonte: fides.org

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