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Iraq. Pasqua di speranza e ricostruzione per i cristiani della Piana di Ninive

Nella Piana di Ninive ma anche tra le comunità cristiane rifugiate nel Kurdistan iracheno si terranno processioni, Via Crucis e momenti preghiera per le celebrazioni del periodo pasquale. Circa la metà delle famiglie cristiane sono tornate nei villaggi colpiti dall’Is ma ora temono una riduzione dei fondi per la ricostruzione.

Marco Guerra – Città del Vaticano

Una Pasqua nel segno delle celebrazioni pubbliche e della speranza nella ricostruzione. È quella che vivranno le comunità dei cristiani iracheni che hanno fatto ritorno nei villaggi della Piana di Ninive e anche quelle che ancora risiedono nei centri di accoglienza del Kurdistan iracheno, dopo essere fuggite dall’avanzata dello Stato Islamico nel 2014.

Piana di Ninive: tornati oltre 45% dei cristiani

Per migliaia di cristiani si tratta, dunque, della quinta Pasqua da fuggiaschi. Altrettanti fedeli prenderanno parte ai riti della Settimana Santa nei loro villaggi di origine, mentre prosegue il processo di ricostruzione dei centri a maggioranza cristiana devastati dall’ondata di violenze perpetrata dai miliziani del Califfato. Al momento, oltre il 45% delle famiglie originarie della Piana di Ninive ha fatto ritorno alle proprie abitazioni, per un totale di 41.304 cristiani. Le case ricostruite sono più di 6.300 su un totale di 14mila alloggi danneggiati o distrutti.

L’impegno di Acs

Si teme ora che una riduzione dei fondi per la ricostruzione possa rallentare il ritorno alla normalità. Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) rimane il principale donatore per assicurare la permanenza e la prosperità dei cristiani in Iraq, con oltre 40 milioni di euro elargiti dal 2014 ad oggi. La Fondazione Pontificia opera tramite il “Comitato di ricostruzione di Ninive” a cui aderiscono anche altri partner e la Chiesa locale.

AsiaNews e Pime per i cristiani di Mosul

Per le famiglie che invece sono ancora nei centri di accoglienza ad Erbil e nel resto del Kurdistan iracheno, è di fondamentale importanza il sostegno ricevuto nel contesto della campagna “Adotta un cristiano di Mosul” organizzata da AsiaNews e il Pime (Pontificio istituto missioni estere). Padre Samir Youssef, parroco della diocesi di Amadiya, che in questi anni ha curato migliaia di cristiani, musulmani e yazidi, ha raccontato proprio ad AsiaNews che grazie a queste donazioni si è potuto “aiutare le famiglie in difficoltà, siano esse famiglie cristiane locali o di profughi di Mosul e della piana di Ninive che stanno ancora vivendo fra noi e che non possono ancora tornare nelle loro zone perché ancora distrutte e insicure”.

Le celebrazioni ad Erbil

Oggi ad Erbil inizierà il programma delle celebrazioni del periodo pasquale, di cui ha riferito a VaticanNews, Padre Janan Shamil, segretario dell’’arciverscovo di Erbil, mons. Bashar M. Warda:

Ascolta l’intervista a padre Shamil

R. – Come ogni anno, c’è un programma che copre tutta la Settimana Santa. Proprio oggi, sabato, alla vigilia della Domenica delle Palme, avremo la processione che sarà animata da studenti e studentesse, dai bambini e dalle maestre del catechismo. La processione, che avrà luogo questo pomeriggio, passerà per le strade principali di Ankawa e si dirigerà verso la cattedrale, dove terminerà con i canti dei bambini che ricorderanno l’entrata di Nostro Signore a Gerusalemme; poi ci sarà la Liturgia della Parola e alla fine l’Omelia dell’arcivescovo. Dopo la cerimonia, ci sarà anche l’inaugurazione del bazar annuale organizzato dalla nostra associazione per la carità. Durante la Settimana ci saranno poi altre attività che riguardano la preparazione dei fedeli.

Quindi, dopo la sconfitta dello Stato Islamico, sta tornando alla normalità anche la comunità cristiana di Erbil?

R. – Sì certo, da due anni, dopo il rientro di molte famiglie, si sta tornando alla normalità. Inoltre, nella diocesi di Mosul quest’anno c’è un altro fatto: adesso hanno un arcivescovo che è già stato consacrato. Per il resto, i servizi e le messe si svolgeranno dai giorni del Triduo pasquale fino ad arrivare alla domenica di Pasqua.

I cristiani che provenivano da Mosul e dalla Piana di Ninive stanno lentamente tornando nelle loro terre?

La maggior parte delle persone che sono tornate sono rientrate nei villaggi cristiani. Tuttavia è diversa la situazione al centro di Mosul: chi vi abitava ancora sta aspettando che si torni alla completa sicurezza prima di farvi rientro.

A Karemlash restaurata la chiesa parrocchiale

Processioni, Celebrazioni eucaristiche e momenti di preghiera si terranno nei prossimi giorni anche in molti villaggi cristiani della Piana di Ninive che hanno beneficiato di una parziale ricostruzione. Per conoscere le preoccupazioni e le speranze che animano queste comunità abbiamo raggiunto Padre Paolo Tabith, parroco di Karemlash:

Ascolta l’intervista a padre Tabith

Adesso possiamo parlare di pace. Quasi il 45% degli abitanti della Piana di Ninive sono tornati, ma c’è sempre una profonda preoccupazione; ci sono dei progetti tesi a cambiare la demografia della zona. In questi villaggio, tra i cristiani, c’è questo timore: il governo potrebbe prendere delle terre per distribuirle a coloro che non sono cristiani. Questa è una preoccupazione generale per noi.

Ma gli aiuti internazionali per la ricostruzione dei villaggi cristiani stanno portando speranza per la ricostruzione?

R. – All’inizio sì. Adesso sono diminuiti, perché ci sono tanti progetti. Vogliamo portare la ricostruzione fino alla fine, ma sembra che i fondi siano diminuiti. Ci sono tanti progetti da pagare, tante case sono bruciate e devono essere ricostruite. E per le case che sono state distrutte completamente che speranze ci sono? Non lo so.

La situazione a Mosul com’è? i cristiani stanno tornando anche nella seconda città irachena?

R. – Sono ritornate poche famiglie, si possono contare. La maggior parte di quelli fuggiti non sono tornati.

Senza i cristiani l’Iraq non è lo stesso. Per il tessuto sociale del Paese la vostra presenza è indispensabile?

R. – Certamente, ma non solo per questo. Noi per primi ci sentiamo iracheni; la nostra identità è qui, in questa Piana di Ninive che è la nostra terra. Vogliamo continuare a proteggere la nostra identità, la nostra cultura, la nostra fede.

La presenza dei cristiani è un seme importante anche per la pace. É un collante forte per la società irachena …

R. – Sì, perché danno una testimonianza di pace, di non violenza, di gioia, di modernità. Questo è importante, per il Paese perché ci vuole qualche linguaggio, qualche modo diverso di parlare in Iraq. E i cristiani sono capaci di fare questo.

Come vi state preparando alla Settimana Santa?

R. – Inizierà domani con le Palme. La mattina ci sarà la Processione delle Palme a Qaraqosh una città grande, un centro importante per i cristiani. La sera, prima della Messa Vespertina, faremo anche noi una processione delle palme. Dopo la liberazione è la terza volta che facciamo questo, perché nel primo anno non era tornato nessuno; c’è stata solo la processione e poi abbiamo celebrato la Messa Erbil. L’anno scorso è stata fatta anche la Messa, ma la chiesa non era pronta e quindi l’abbiamo celebrata in un’aula. Invece quest’anno avremo la Processione delle Palme che terminerà nella chiesa parrocchiale che è stata restaurata.

Vuole aggiungere qualcosa di importante per raccontare la situazione? Vuole anche mandare un messaggio alla comunità internazionale?

R. – Sì. Durante questa Settimana Santa in cui rinnoviamo la testimonianza come cristiani in questa terra, proclamiamo che Cristo è risorto – questa è una vittoria grande –, ma noi vogliamo che questa vittoria tocchi anche la vita quotidiana dei cittadini cristiani qui. La ricostruzione deve essere terminata, cioè portata fino alla fine, togliere le rovine per ricostruire delle case; creare una società che vive nel benessere, perché adesso c’è la crisi del lavoro.  Poi ci sono i problemi che minacciano i cristiani, come il cambio demografico, progetti che fanno nascere la preoccupazione tra i cristiani verso il futuro di questi villaggi.

Fonte: vaticannews.va

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