• Maggio 2019

Convegno nazionale inter-facoltà: “Sinodalità: una chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme”

La sinodalità, tema di stretta attualità oggi nella chiesa – più volte sollecitata da papa Francesco e di recente richiamata dal presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, come una proposta da fare anche alla società – è stata al centro dei lavori del convegno nazionale inter-facoltà Sinodalità: una chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme, che si è svolto in Facoltà teologica del Triveneto con la partecipazione di 450 persone ed è stato trasmesso in diretta streaming.

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Sette teologi e teologhe, provenienti dalle principali istituzioni accademiche italiane, hanno reso pubblico un lavoro triennale di ricerca sulla dimensione sinodale della chiesa che ha coinvolto una ventina di professori delle Facoltà teologiche del Triveneto (capofila), di Sicilia, Pugliese, dell’Italia Centrale, dell’Emilia Romagna, dell’Italia Settentrionale e l’Istituto universitario Sophia, ed è stato interamente sostenuto dal Comitato e dal Servizio nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Conferenza episcopale italiana.

Aprendo i lavori mons. Ignazio Sanna, presidente del Comitato, ha affermato che il termine “sinodalità” indica il percorso e un efficace metodo di lavoro per le diverse istituzioni ecclesiastiche: «Abbiamo bisogno di sinodalità – ha sottolineato – per essere popolo di Dio e punto di riferimento morale e sociale per il Paese». Una sfida, quella di una chiesa dell’ascolto reciproco, che è stata sottolineata anche dal preside della Facoltà teologica del Triveneto, mons. Roberto Tommasi, nel suo intervento di saluto. Entrambi hanno salutato e augurato buon lavoro al nuovo responsabile del Servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose, mons. Valentino Bulgarelli, preside della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, che era presente in sala.

Nel complesso, il convegno ha dato uno sguardo panoramico sulle questioni legate al termine “sinodalità”, parola recente che non si trova nei documenti del Concilio Vaticano II ma che esprime una conseguenza di quanto il Concilio afferma sulla chiesa e sulle relazioni che la costituiscono e ne rendono possibile la missione. «La sinodalità dice il modo in cui nella storia la chiesa vive in quanto popolo di Dio, fatto da uomini e donne chiamati a partecipare alla missione della chiesa – sintetizza Riccardo Battocchio, vicepreside della Facoltà teologica del Triveneto e coordinatore del gruppo di lavoro interfacoltà –. La sinodalità è un esercizio, richiede disponibilità a liberarsi dai blocchi interiori, ma anche culturali, e a ripensare alcuni strumenti attraverso cui si esprimono la partecipazione e il servizio di alcuni alla vita della chiesa, in modo diverso e con compiti diversi». «Non si tratta ora – prosegue – di pensare a un’altra chiesa ma di vivere in questa chiesa con la consapevolezza di essere tutti chiamati, pur in modo diverso, a partecipare alla missione che Gesù ha ad essa affidato».

Piero Coda (Istituto universitario Sophia e Commissione teologica internazionale) ha evidenziato come la sinodalità vada colta e accolta nel suo significato strategico: non un “adeguamento cosmetico” ma – citando Evangelii gaudium – una necessaria chiamata alla conversione, purificazione e riforma. «La disaffezione nei confronti dei metodi di partecipazione e la tentazione di chiudersi nei particolarismi – ha detto – oggi chiedono una responsabilizzazione delle comunità cristiane e processi di discernimento comunitario». Due le linee di sviluppo individuate: dare spazio all’apporto dei laici nei processi decisionali e una riforma delle norme di diritto canonico. Senza dimenticare l’importanza della formazione, tema su cui si è soffermato anche Michele Visentin (dirigente scolastico e docente dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova) che ha sottolineato come «non si impara a decidere se non prendendo decisioni», domandando e ascoltando con responsabilità, e che Roberto Mancini (Università di Macerata) ha ripreso sottolineando la dimensione della sinodalità come «stile di chiesa che si propone anche come servizio alla società, offrendo luoghi di formazione al dialogo».

La sinodalità infatti, pur essendo un termine che appartiene al linguaggio ecclesiastico, è «proponibile anche al mondo globalizzato, segnato da forme di potere dominanti, da logiche di mercato, dalla tecnocrazia, dal sistema mediatico – ha spiegato Mancini –. Ci si pensa autonomi, indipendenti, autosufficienti, mentre la sinodalità ci richiama alla relazionalità costitutiva dell’uomo (e non solo del credente), al suo essere in relazione e quindi capace di sottrarsi al dinamismo del potere, alla logica per cui l’altro è l’avversario, la natura è solo l’ambiente che ci circonda, Dio è del tutto separato dal mondo, la morte è la fine di tutto». Dove oggi le persone sono considerate risorse o esuberi o scarti, Mancini invita ad «abitare le relazioni» e a considerare la sinodalità «un dono, che va accolto e che chiede fedeltà e che, riconoscendo tutti come figli e figlie di Dio, quindi fratelli e sorelle, può restituire luce e respiro non solo alla chiesa ma a tutta la società».

Il richiamo alla fraternità è stato sviluppato da Carmelo Torcivia (Facoltà teologica di Sicilia), coniugato con l’atto del prendersi cura del fratello e rafforzato con l’invito a uscire dall’ecclesiocentrismo, per non rischiare di restare invischiati in “questioni da sagrestia” o “di curia”: «Occorre spezzare – ha esortato Torcivia – il cerchio della relazionalità settaria, delle azioni introflesse, per costruire comunità parrocchiali in cui abbiano diritto di cittadinanza anche coloro che non sono credenti; così come bisogna rifiutare le logiche di carriere ecclesiastiche».

Serena Noceti (Istituto superiore di Scienze religiose della Toscana) si è soffermata sulla complessità dei processi decisionali che sottostanno alle dinamiche sinodali (decision making e decision taking) e tra le problematiche e le sfide aperte ha evidenziato la necessità di valorizzare la corresponsabilità dei laici e di superare la questione del genere, dove oggi prevale l’autorità dei soli maschi.

Di taglio prettamente ecclesiologico e canonistico le ultime due relazioni: Dario Vitali (Pontificia Università Gregoriana), sul tema della chiesa e collegialità episcopale, e Matteo Visioli (Congregazione per la dottrina della fede), sulla costituzione apostolica Episcopalis communio.

Paola Zampieri

Fonte: fttr.it

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