• 93a Assemblea Generale USG

P. Lombardi: la risposta sugli abusi è un test della nostra credibilità

Quello degli abusi sessuali sui minori è un «test» per la capacità della Chiesa di «dare risposte» e, più in generale, della sua «credibilità». All’avvicinarsi dell’incontro che il Papa ha convocato a Roma con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo (21-24 febbraio), padre Federico Lombardi, che modererà le sessioni plenarie e proprio oggi è stato ricevuto dal Papa, traccia gli orizzonti in cui inserire l’evento, precisa che «ci sono passi da fare» sul tema dei pastori negligenti ed esprime la speranza che «incontrandosi insieme i vescovi si sentano incoraggiati» ad affrontare e prevenire questo problema «senza paura».

«Dobbiamo trattare con profondità e senza paura questo tema che io vivo un po’ come un test serio della capacità di risposta da parte nostra, della Chiesa e della società» a temi gravi quali «la violenza, l’abuso, la mancanza del rispetto per la dignità degli altri», poiché «se non ci impegniamo a combattere fino in fondo questi mali, questi crimini, nella società e nella Chiesa, manchiamo a un nostro dovere», ha detto il gesuita in un incontro organizzato presso la sede della Stampa Estera.

«Come persona di Chiesa, sacerdote e religioso, sono assolutamente convinto che la nostra credibilità sia fortemente in gioco in questo campo e che se siamo credibili recuperiamo autorevolezza per il nostro servizio nella società come educatori e persone che hanno la capacità di aiutare le persone». È dunque necessario, «a partire da questi casi gravissimi, risalire alle radici e mostrare la capacità di reagire, per un risanamento profondo», che non tocca solo «questioni organizzative e procedurali», ma è «un test della profondità della riforma» e rispecchia «come noi viviamo la nostra missione, con quale coerenza e come arriviamo a convertire i nostri atteggiamenti, sia la compassione per chi soffre e sia il sostegno alla dignità dei bambini». Padre Lombardi ha riconosciuto che nella Chiesa e nelle singole persone ci sono state e ancora ci sono «resistenze», ma ha sottolineato che «abbiamo fatto un bel pezzo di strada» e che «stiamo pagando un prezzo pesantissimo per il nascondimento del passato». Le resistenze «ci saranno sempre ma c’è una freccia nella direzione giusta, bisogna aiutarla a farla volare più in alto».

L’ex portavoce vaticano è poi tornato sulle aspettative che circondano l’incontro di fine febbraio, che il Papa in persona ha voluto temperare, spiegando che non bisogna fare «il giochetto di dire “l’incontro deve fare questo, questo e questo” e se poi non si avvera allora dire “ha fallito”», ma «è giusto avere grandi attese dalla Chiesa: dall’incontro bisogna però avere anche attese proporzionate ad un evento di tre giorni e mezzo». In particolare, «se si arriva ad un senso di responsabilità comune, se i vescovi tornano a casa sapendo che quali procedure esistono e vanno applicate, sapendo che i vescovi che hanno più risorse in caso possono aiutarli, sapendo che la commissione per i minori può organizzare task force per aiutare le Chiese locali: ecco queste sono aspettative realistiche e importanti. Non dico che si debbano moderare le aspettative relative al punto in cui bisogna arrivare, ma non si può pensare di raggiungere tutto in questa tappa del cammino».

In particolare, padre Lombardi, interpellato dai giornalisti, si è espresso sulla questione dei vescovi negligenti, che il Papa ha affrontato nel motu proprio “Come una madre amorevole”: «Io – ha spiegato – sono convinto che ci sono dei passi da fare. Ritengo che quel documento sia un primo passo importante, un passo esplicito nella giusta direzione, poi bisogna effettivamente metterlo in pratica, e sono convinto che questo incontro possa dare un impulso in questa direzione». Quanto alla annosa questione della obbligatorietà della denuncia alle autorità civili: «È giusto che sia un tema affrontato in questo incontro», si è limitato a dire il gesuita. Per Lombardi, inoltre, «sarebbe certamente utile e importante riuscire a dare un idea dei trend» statistici degli abusi durante il vertice.

Padre Lombardi ha ricordato che parteciperanno all’incontro anche alcune vittime, con le loro testimonianze, ma la «pressante» richiesta ai presidenti delle Conferenze episcopali nazionali di incontrare vittime dei loro Paesi prima del vertice di Roma è stato un modo per responsabilizzare maggiormente i vescovi. L’ex portavoce vaticano ha insistito sulla varietà di gradi di consapevolezza tra un paese e l’altro sul tema degli abusi, e sulla necessità che il vertice di febbraio sensibilizzi gli episcopati meno preparati: «È chiaro che se un vescovo degli Stati Uniti non si è ancora reso conto del problema sarebbe strano, ma chi viene da un Paese povero in stato di guerra e con una piccola comunità cattolica vive una situazione diversa».

All’incontro parteciperanno dieci donne, in rappresentanza degli ordini religiosi femminili, oltre alle due donne officiali del Vaticano e a vittime donne. La Sala Stampa vaticana, rappresentata all’incontro alla Stampa Estera dal direttore ad interim Alessandro Gisotti, seduto nel pubblico, sta preparando una «ampia documentazione». Il 18 febbraio alle 11.30 avrà luogo una conferenza stampa di presentazione e ogni giorno si terrà un briefing. Il Papa terrà un discorso conclusivo domenica, «poi ovviamente ci saranno dei follow up sul tema: i vescovi torneranno a casa, dovranno mettere in pratica quanto hanno appreso, gli organizzatori faranno il punto».

«Ci dobbiamo aspettare non tanto documenti, ma una risposta coordinata alle esigenze che sono emerse per aiutare la comunità della Chiesa a camminare nella giusta direzione», ha detto Lombardi, che ha concluso esprimendo due speranze: che «incontrandosi insieme i vescovi si sentano incoraggiati» ad affrontare e prevenire questo problema e che agiscano «senza paura» ma considerando l’attenzione e la pressione che accompagna il vertice un segno della fiducia che i fedeli hanno nei loro confronti per il bene della Chiesa.

Fonte: lastampa.it

Rispondi