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Venezuela – “Oggi il venezuelano non vive, sopravvive”: le opere salesiane del Venezuela continuano a scommettere sulla giustizia e la pace

La Santa Sede ha accolto ieri, 11 febbraio, la delegazione dell’autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, e ha chiesto insistentemente una soluzione “giusta e pacifica” per il Venezuela, “evitando spargimenti di sangue”, come ha affermato dopo l’incontro mons. Edgar Peña Parra, Sostituto degli Affari Generali della Segreteria di Stato vaticana.

La situazione in Venezuela è molto difficile. Come hanno ben descritto i giornalisti venezuelani M. Castro e J. Lafuente “le necessità, che comprendono fame, mancanza d’acqua e continue interruzioni di corrente, tra le tante altre carenze quotidiane, si impongono alla politica in questo Venezuela sconvolto… Oggi, il venezuelano non vive, sopravvive”.

Un’altra giornalista, F. Bello, per La Voce e il Tempo, ha contattato due salesiani, il vescovo mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, Vicario apostolico di Puerto Ayacucho nella zona amazzonica del Paese, e don Rafael Andrés Borges a Caracas. A permettere il contatto è stata “Missioni Don Bosco”, il cui presidente, Gianpietro Pettenon, SDB, lo scorso anno aveva visitato le comunità salesiane in Venezuela.

Le loro voci che testimoniano la gravità della situazione, ma anche la speranza e la fiducia in una ripresa.

“Quello che impressiona – esordisce il sig. Pettenon – è constatare come oggi il Venezuela risulti un Paese paralizzato. Un Paese che aveva risorse e ricchezze, ma dove la popolazione è rimasta senza nulla. Ad esempio non manca il petrolio e la benzina ha costi bassi, ma qualunque pezzo di un’auto si rompa non lo puoi sostituire. Nemmeno l’olio per il motore: per comprarne un litro ci vanno tre mesi di stipendio, sei per un pneumatico. L’altra settimana mi hanno comunicato che è morto un giovane di 24 anni a causa del diabete, perché non ha potuto curarsi. Non ci sono medicine, si muore per poco…”.

Da una parrocchia di Caracas, che ha appena celebrato la festa di Don Bosco, parla don Borges: “Il Venezuela sta attraversando una fase molto dolorosa della sua storia nazionale. Su questa data, 31 gennaio 2019, pesano vent’anni di una disfatta sociale causata sia da una grave confusione politica, con una pratica molto fragile della democrazia, sia da un grave indebolimento morale. Questi elementi costituiscono un terreno fertile, negativo, per l’aumento di alcuni virus nella vita sociale venezuelana. In primo luogo, uno scoraggiamento generalizzato che ora domina nella coscienza del cittadino. Il venezuelano che è allegro ed entusiasta per cultura, è diventato una persona triste, timorosa e diffidente, senza sogni. L’anarchia è un’altra delle ‘malattie’ che ci hanno colpito: per il momento ci sono due casi di governabilità, quella prevista dalla Costituzione del Paese e quella che cerca di imporsi da parte di un regime usurpatore. L’attuale situazione trasmette modelli pericolosi di comportamento: come se la mancanza di rispetto fosse la pratica da seguire in tutto. L’anarchia si veste di arroganza e violenza. Tutto va di pari passo alla corruzione come modus operandi in tutte le aree della vita nazionale”.

“In questo difficile contesto sociale, politico ed economico – prosegue don Borges – la Famiglia Salesiana del Venezuela ha affrontato la sfida di celebrare bene la santità di Don Bosco, segno che tutte le opere salesiane di questo Venezuela continuano a scommettere di arrivare alla giustizia e alla pace nella democrazia. Limitazioni di sicurezza finanziaria e sociale non hanno impedito numerosi concorsi, diverse veglie di preghiera, tornei sportivi, liturgie giovanili, processioni popolari, novene, laboratori”.

“Continuano, infatti, i nostri salesiani – aggiunge il sig. Pettenon – a cercare di incoraggiare la gente proseguendo per quanto possibile nella normalità: scappano gli insegnanti delle nostre scuole, scappano gli studenti, ma per chi cerca di restare, è fondamentale il sostegno e per i giovani la fiducia che passa attraverso il quotidiano…”.

“Non appena il periodo natalizio è finito – racconta infine mons. Reyes Sequera – abbiamo iniziato a pensare alla festa di San Giovanni Bosco. Chiunque potrebbe chiedere: ‘E la crisi del Paese? E la situazione della tensione socio-politica? E la crisi alimentare e le medicine? E la protesta del clima sociale in tutte le città?’ Tutto ciò non l’abbiamo dimenticato, ma lo abbiamo assunto come ‘cornice motivazionale’. Nel pieno della crisi i giovani hanno cantato, ballato e suonato, anche se c’era una forte presenza militare nelle strade”.

Fonte: infoans.org

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