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Report mondiale sull’uccisione di donne e bambine per motivi di genere

Il recente studio “Gender related killing of women and girls” pubblicato dalla Sezione Anti Droga e Crimini delle Nazioni Unite (UNDOC), fornisce un’analisi profonda di quelli che sono gli omicidi ai danni delle donne perpetrati all’interno della sfera familiare esaminando anche le forme di omicidio legate al genere al di fuori della sfera domestica come ad esempio in caso di conflitto armato o di morte di una operatrice del sesso. Lo studio ha come base l’analisi dei dati relativi agli omicidi commessi nei vari sistemi nazionali, omicidi per i quali la relazione fra vittima, aggressore e movente è data.

La sezione speciale delle Nazioni Unite si è però trovata di fronte ad un grande ostacolo, che noi della Casa delle donne per non subire violenza conosciamo ormai bene, quello della reperibilità dei dati soprattutto in materia di infanticidio femminile e uccisione delle donne aborigene e/o indigene in alcune aree del globo dovuta in gran parte alla mancanza di una definizione standardizzata del termine femicidio.

Il concetto di femicidio o di gender-related killing of women richiede uno sforzo nel comprendere cosa esattamente si intenda per “atti criminali con movente di genere”, ci sono numerose scuole di pensiero a riguardo. È pertanto necessario ribadire che non tutti gli omicidi di donne hanno come movente il genere e di conseguenza non tutti gli omicidi di donne possono essere etichettati come femicidi. Di solito, con il termine femicidio, si fa riferimento a quegli omicidi di donne commessi da una persona interna alla sfera familiare o domestica. Nonostante la mancanza di una definizione definitiva e inclusiva del femicidio, ciò che si può notare è l’esistenza di una varietà di concettualizzazioni derivanti da approcci legali e sociologici differenti che però delineano una serie di elementi che contribuiscono ad etichettare un determinato crimine come femcidio. Nella maggior parte dei casi il crimine viene commesso dal (ex)partner della vittima e l’omicidio viene identificato con la sigla IPH/F (Intimate Partner Homicide/Femicide). Nonostante gli uomini siano le principali vittime di omicidio a livello globale, le donne continuano a portare il peso di una vittimizzazione letale frutto degli stereotipi e delle disuguaglianze di genere che permeano le nostre società.

Nel 2017, 87.000 donne sono state intenzionalmente uccise. Di queste, il 58% è stato ucciso da un (ex)partner o da un membro della famiglia (padre, fratello, figlio, nonno o zio). Questo dato dimostra come, in media, 137 donne vengano uccise ogni giorno su scala mondiale.

Alcuni dati in sintesi
Femicidi nel mondo nell’ anno 2017 – 87.000
Donne uccise al giorno su scala mondiale – 137
2/3 delle donne uccise in Africa sono state uccise da parte di partner (ex) – 19.000
1/3 delle donne uccise in Europa è stata uccisa da parte di partner (ex) – 2.666

Sempre in riferimento ai dati relativi all’anno 2017, il più alto numero di donne uccise si è avuto in Asia (20.000), seguita da Africa (19.000), America (8.000), Europa (3.000) e Oceania (300). Per quanto riguarda invece i dati relativi al numero di donne uccise da IP (Intimate Partner) nel 2017 il più alto numero di uccisioni è stato riscontrato in Africa con una media di 1.7 ogni 100.000 donne. Ciò sta a significare che più di 2/3 di tutte le donne africane nel 2017 sono state uccise da IP o membri interni alla sfera familiare; la situazione europea non sembra essere più rassicurante: circa 1/3 delle donne europee è stata ammazzata da un IP.

Di tutti gli omicidi (uomini e donne) verificatisi in Europa nel 2017, il 43% risulta essere stato operato ai danni delle donne e di questo ammontare circa il 29% è stato ucciso da un Intimate Partner. In Italia, nel 2017, la media si aggira intorno a 0.5 ogni 100.000 donne di cui il 90% uccisa per mano di un familiare o (ex)partner, con un aumento del 50% rispetto al 2016.

Ciò che la ricerca dimostra in maniera chiara e precisa, nonostante la mancanza di dati standardizzati e di definizioni inclusive, è che gli omicidi di donne e ragazze ad opera dei loro IP non sono il risultato di un raptus incontrollabile o imprevedibile ma sono il frutto di una cultura patriarcale e sessista che punisce le donne che ad essa non si conformano. Studiare il fenomeno è sì necessario ma di vitale importanza, ad oggi, risulta essere l’analisi di tutti quei meccanismi che portano a tali crimini in modo tale da poter, in un futuro prossimo, provare a prevenire l’atto ancora prima che questo venga compiuto.

L’intero studio è fruibile visitando il link.

Fonte: combonifem.it

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