• Maggio 2019

Fra Patton: “Oggi abbiamo ancora bisogno della luce di questo Bambino”

A due settimane dal IV Congresso internazionale dei Commissari di Terra Santa – che insieme ai Frati della Custodia avevano iniziato l’Avvento nella basilica della Natività domenica 3 dicembre (accompagnati anche da una delegazione di Scout) – il custode fra Francesco Patton ofm è tornato a Betlemme per le celebrazioni in prossimità del Natale.

E in questo contesto il 21 dicembre ha pronunciato il suo «Messaggio» per il Natale 2018.

«Siamo a Betlemme – ha esordito il Custode – nel Campo dei Pastori, il luogo dove, la notte in cui nacque il Bambino Gesù, i pastori stavano vegliando e facendo la guardia al loro gregge. L’evangelista Luca ci racconta che quando Maria dà alla luce Gesù, sono proprio questi pastori a ricevere, per primi, l’annuncio della sua nascita».

A quei pastori intimoriti dalla luce improvvisa, un angelo, messaggero di Dio li rasserena con le parole che ci tramanda l’evangelista Luca: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,10-12).

«In quella notte del primo Natale – continua fra Patton – le tenebre in cui vivevano i pastori e la gente di Betlemme furono illuminate dalla nascita del bambino Gesù. Oggi ancora abbiamo bisogno di lasciarci illuminare dalla nascita di questo Bambino, che è il Figlio di Dio e il nostro Salvatore. Quante persone, ancora oggi, vivono circondate dalle tenebre come i pastori che vegliavano in questo campo duemila anni fa».

Tra questi il Custode colloca al primo posto «i nostri fratelli e le nostre sorelle in Siria e in Yemen, come in molti altri Paesi del mondo vivono ormai da molti anni nelle tenebre di conflitti sanguinosi, che trasformano milioni di persone in sfollati, in rifugiati sradicati dalla propria famiglia e dalla propria cultura, cacciati dalla propria patria e spesso nell’impossibilità di trovare accoglienza in una nuova terra».

Ma aggiunge anche i «tanti altri nostri fratelli in umanità» che «vivono nelle tenebre causate dalle crisi economiche ed ecologiche, che mettono in ginocchio intere popolazioni e, spesso, costringono a emigrare. E anche per loro si ripete l’esperienza di Giuseppe, di Maria e del bambino: non c’è posto per loro in nessun luogo, al massimo sotto una tenda».

Quindi un pensiero a quanti fanno fatica, a causa di una sofferenza che si insinua nell’animo e lo corrode lentamente dall’interno, perché «c’è chi la tenebra la porta dentro, una tenebra che a volte è frutto dell’aver subito violenza, altre volte è frutto invece delle proprie scelte sbagliate, altre ancora dell’incapacità di accettare qualche esperienza dolorosa della vita».

E da ultimo «la tenebra del peccato, della lontananza da Dio, del voler fare a meno di Lui o del vivere come se Lui non esistesse. Tenebre che si trasformano presto nel rifiuto del fratello o della sorella, del suo diritto a esistere, del riconoscimento della sua dignità di persona, dal primo istante del concepimento fino all’ultimo respiro che dona il Creatore. Tenebre che accomunano chi vive in ogni parte del mondo. Tenebre che sono, almeno in parte, dentro ciascuno di noi».

Per tutti costoro, dove ciascuno può ritrovarsi nel suo cammino di vita, il Francescano ha una certezza: «Il bambino Gesù non è venuto a illuminare solamente la notte dei pastori qui a Betlemme, periferia delle periferie, duemila anni fa. Il bambino Gesù continua a illuminare la notte di ognuno di noi e dell’intera umanità».

E a conclusione, da un luogo speciale come il Campo dei Pastori di Betlemme, luogo del primo annuncio della nascita del Salvatore, il luogo in cui gli Angeli hanno cantato: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Egli ama», l’augurio per l’umanità intera, con uno sguardo speciale ai governanti, ai più fragili della società, a quanti operano nel campo della cultura e comunicazione (il campo dove tanto ha lavorato fra Patton come giornalista prima di approdare da Trento a Gerusalemme): «Possa la luce del Bambino di Betlemme entrare nella coscienza e nell’esistenza di ognuno di noi, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità; possa la sua luce illuminare tutti i popoli e i fedeli di ogni religione che stanno desiderando Lui, che a tentoni lo stanno cercando. Possa Egli illuminare la coscienza di coloro che governano le nazioni e l’economia e aiutarli a scoprire che governare è prendersi cura di chi è più piccolo, di chi è più fragile, di chi è senza tutela. Possa il Bambino di Betlemme illuminare l’azione di chi fa cultura e comunicazione perché diffondano il messaggio del bene».

Sempre a Betlemme il Custode s’incontrerà la vigilia di Natale con l’Autorità palestinese per lo scambio di auguri, mentre sabato 29 dicembre sarà a Nazareth per le celebrazioni della festa della Sacra Famiglia.

Fonte: lastampa.it

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