• Maggio 2019

Tre mesi fa sequestrato padre Maccalli. I suoi confratelli lo ricordano attraverso alcuni suoi scritti sul Natale

Sono passati tre mesi dal rapimento di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (SMA). Non vi è nessuna notizia certa sul luogo in cui è tenuto prigioniero né sui passi intrapresi per liberarlo. La sua missione di Bomoanga, in Niger, dove ha lavorato per più di 11 anni, è stata chiusa: i missionari e le suore hanno dovuto rifugiarsi a Niamey, la capitale. I pochi cristiani rimasti sono nello sconforto. Come sarà il loro Natale quest’anno? E come lo vivrà padre Gigi? «Attraverso alcuni scritti dello stesso padre Gigi, noi tutti, suoi confratelli SMA, teniamo viva la speranza», scrive all’Agenzia Fides padre Marco Prada, SMA.

Per le celebrazioni natalizie del 2013 padre Gigi scriveva: «La sera, nella mia missione, alzo sovente lo sguardo verso il cielo. Oggi capisco perché ci sono tante stelle così luminose: sono le stelle degli innocenti. Basti pensare che per il solo Niger, la malnutrizione ha già causato la morte di più di 2.500 bambini tra il mese di gennaio e quello di settembre di quest’anno. È doveroso anche fare memoria della notizia d’ottobre scorso: la macabra scoperta di 92 cadaveri di migranti ritrovati a una decina di chilometri dalla frontiera con l’Algeria. Il camion che li trasportava era rimasto in panne nel deserto nigerino. Le vittime sono 7 uomini, 37 donne e ben 48 bambini. È la strage degli innocenti che continua da quel lontano e sempre prossimo giorno di Betlemme»

Nel 2014, il missionario rapito raccontava: «Quest’anno Natale sarà nella nuova chiesa, anche se ancora in costruzione e mancano porte e finestre. Per ora somiglia più a una stalla: capre e pecore vi si rifugiano per ripararsi dal sole e le galline vi fanno le uova dietro le assi e negli angoli nascosti. Ma per Natale la comunità ha previsto di appropriarsene per un giorno: grande pulizia generale e danze e canti di festa per dare a Gesù Bambino il benvenuto tra noi».

A Natale 2017 padre Gigi invitava a non rinunciare alla speranza: «La vita è un intreccio di due fili: gioie e pene. Solo i pastori hanno udito gli angeli cantare in cielo la notte di Natale; ma molti hanno udito il dolore affranto delle donne di Betlemme che hanno pianto i santi innocenti. Natale tra lacrime di gioia e di dolore, che si fondono insieme in un unico abbraccio, nel fiume della vita. Così è in missione: un intreccio di esperienze ed emozioni forti che raccontano la bellezza dell’avventura umana, che persino Dio ha voluto condividere ed abbracciare…. ma non abbandoniamo la speranza che un giorno il deserto fiorirà!».

Fonte: avvenire.it

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