• Maggio 2019

Missionari Comboniani. Celebrare il Natale: tra accoglienza e contemplazione

Cari confratelli
Ci avviciniamo alla celebrazione del grande mistero dell’Incarnazione, colti di sorpresa e abbagliati dalla luce che ci viene dal presepio. Un mistero che dobbiamo avere sempre presente nella nostra vita missionaria come fonte di ispirazione nel processo di inserzione in nuovi contesti e sfide missionarie. A cominciare da Gesù, Missionario del Padre, i missionari hanno sempre dovuto passare attraverso un processo di incarnazione che implica il farsi piccolo e spogliarsi di quanto possa essere di impedimento ad accogliere le nuove realtà (Filippesi 2,6).

Leggiamo in un vecchio diario della missione di Omdurman: “Sono arrivato ieri a Omdurman. Questa mattina di domenica, molto presto, mi sveglio con il canto del muezzin che invita alla preghiera. Più tardi, suonano le campane della chiesa copta per invitare i fedeli alla celebrazione della domenica. Mi alzo perché devo accompagnare un missionario veterano del Sudan alla celebrazione della Messa in una cappella lontana da questo centro. Comincia così una nuova tappa della mia vita, in Sudan, dove il Signore mi ha inviato. Lui guiderà i miei passi in mezzo a questo popolo, che Dio ama e che diventerà anche il mio popolo”.

Questo nuovo inizio della “missione africana” di un giovane missionario ci rimanda a tutti i nostri confratelli che, sparsi in tante parti del mondo, testimoniano l’amore di Dio per l’umanità. L’incontro dei membri del CG con ognuno di voi, nelle visite alle province e nei dialoghi personali, ci fa toccare con mano come Dio continua la sua incarnazione oggi in mezzo ai popoli. L’incarnazione del Verbo, infatti, non è un evento isolato, circoscritto ad un certo tempo e spazio della storia. È un processo in continuo sviluppo. Dal momento in cui il Verbo si è fatto carne, dal giorno in cui gli angeli hanno annunziato questa gioiosa notizia, Dio continua a incarnarsi “oggi”, come all’inizio, in un modo sorprendente e unico. A noi, partecipi di questo evento, è chiesto di avere lo stesso atteggiamento dei pastori: la capacità di sorprenderci e di meravigliarci lasciando che il Mistero ci avvolga di Luce e la Parola costruisca la sua casa in noi e nel mondo.

“Oggi” è ogni momento in cui Dio si fa presente, il kairos che ci viene offerto e che dobbiamo accogliere con gioia, il giorno in cui “è apparsa infatti la grazia di Dio” (Tito 2,11). “Oggi” è il tempo del censimento all’epoca di Cesare Augusto e anche il tempo in cui il popolo d’Israele aspettava la realizzazione delle promesse di Dio. È il giorno in cui si costruiscono muri che dividono, ma è anche il giorno in cui si aprono tante porte alla vita e alla speranza.

Al tempo si aggiunge lo spazio, il luogo in cui Dio ci sorprende e che sarà sempre un luogo significativo per noi. Omdurman è come l’icona dei luoghi di missione, luoghi geografici, antropologici e culturali che Dio ha scelto per noi. Luoghi che saranno sempre una nuova Betlemme, “casa del pane”, dove Dio ci sconcerta e ci invita allo stupore. Betlemme è il luogo della grazia, quello in cui ci troviamo e in cui siamo invitati ad accogliere il Pane che ci viene offerto per condividerlo con tutti. Non è per caso che il luogo dell’incarnazione di Dio si chiama Betlemme.

Parlare di tempo e di luogo significa parlare di popoli, di culture, di situazioni concrete, dove ognuno di noi si trova a vivere momenti di gioia e di tristezza, di speranza e di delusione, di pace e di guerra. Queste situazioni sono il dono di Dio che siamo chiamati ad accogliere con gioia e speranza, perché è lì che la Parola si fa carne, che Dio si fa bambino, che il primo si fa ultimo. Lì tutto il nostro essere si sconvolge ed è chiamato al silenzio, al rispetto e alla contemplazione: “Vi entrai, e quantunque la nascita sia più gioconda della morte, nulladimeno restai più commosso che sul Calvario, nel pensare alla degnazione di un Dio che si esinanì fino a nascere in quella stalla” (S 111).

Con san Daniele Comboni siamo invitati a contemplare il Bambino, a commuoverci per questo mistero e a meravigliarci per l’azione di Dio nel cuore dell’umanità.

Alla fine di questo 2018, il CG ringrazia con voi il Signore per gli eventi vissuti insieme lungo quest’anno, come il cammino della Rivisitazione e Revisione della RV e l’Assemblea Intercapitolare. Allo stesso tempo, augura a tutti un Santo Natale e un Nuovo Anno 2019 pieno della Presenza del Bambino di Betlemme che continuerà a sorprenderci sui cammini della missione.

Il Consiglio Generale
Natale 2018

Fonte: comboni.org

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