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AFRICA/CENTRAFRICA – La Chiesa denuncia gli episodi di violenza degli ultimi due mesi

“Nonostante l’impegno della chiesa cattolica per la pace e la promozione della fratellanza, la nostra piena solidarietà verso tutte le persone bisognose a prescindere da fede e convinzione politica, siamo stati presi di mira”.
Esordisce così mons. Nestor Désiré Nongo Aziagbia, della Società per le Missioni Africane, vescovo di Bossangoa in una dichiarazione rilasciata a Fides.
“Sacerdoti uccisi, chiese bruciate o desacralizzate, oggetti sacri portati via o distrutti. Questi atti possono essere interpretati come un modo usato dagli innumerevoli nemici della pace per spingerci nella crisi religiosa”, continua mons. Nongo facendo riferimento ad un report da lui stilato dopo vari episodi avvenuti nella sua diocesi nei mesi di ottobre e novembre.
Il vescovo riporta fatti molti gravi in cui sono implicati militari della forza di pace dell’Onu, che avrebbero appoggiato e protetto i miliziani musulmani ex-Seleka che hanno attaccato campi profughi e le strutture della chiesa che li ospitano.
“Dopo gli incidenti che hanno portato alla distruzione di siti di sfollati, case private nei quartieri di Tarabanda e Yabende e del presbiterio cattolico della parrocchia di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione di Batangafo, dal 12 al 16 novembre 2018, ho realizzato una missione di valutazione della situazione, coadiuvato dal Joint Protection Team (JPT) del United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic (MINUSCA), 8 membri dei quali provenivano dall’Ufficio di Bossangoa e 6 dal quartier generale di Bangui”, ha raccontato il vescovo.
Mons. Nongo ha espresso il suo disappunto per le conseguenze causate dagli incidenti (per evitare i quali l’Onu non avrebbe fatto niente) la situazione umanitaria, il degrado delle relazioni tra cristiani e musulmani, e l’aumento dell’insicurezza e degli abusi commessi contro i civili, descrivendo un cammino di riconciliazione ormai compromesso.

Fonte: fides.org

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