• Maggio 2019

La vita come vocazione e le diverse vocazioni

La seconda giornata di lavori dell’assemblea USG in corso ad Ariccia, si è aperta con una nuova tavola rotonda moderata dal salesiano don Rossano Sala, anch’egli, come il moderatore della prima giornata, il gesuita p. Giacomo Costa, segretario speciale del sinodo dei giovani. Mentre la riflessione del primo giorno di lavori si era incentrata sul “discernimento come stile di chiesa”, in questa seconda tornata ci si è soffermati sul tema: “la vita come vocazione e le diverse vocazioni”. Ovviamente il punto fondamentale di riferimento per tutti non poteva che essere il documento finale del sinodo stesso, al momento il documento più autorevole per ogni più approfondita riflessione sul sinodo dei giovani. Al riguardo, però, è stato precisato che papa Francesco, su questo tema, è in pieno discernimento, non escludendo pertanto anche la possibilità di una sua eventuale nuova Esortazione apostolica post-sinodale.

Il tema vocazionale ha ricordato ancora il moderatore è sempre più oggi un tema “complesso anche se non complicato”, contrassegnato da tanti aspetti, da quello battesimale a quello cristologico, ecclesiale, pastorale, pedagogico, spirituale.

La complessità del tema è emersa anche dalla testimonianza dei due padri sinodali che hanno subito dopo preso la parola: p. Bruno Cadoré (domenicano) e p. Marco Tasca (conventuale).  Molti i punti sviluppati dal p. Cadoré: l’esperienza pasquale del dialogo della chiesa con i giovani… come la vita consacrata possa contribuire ad essere uno stimolo per la riscoperta di tutte le vocazioni nella chiesa… fino a che punto i nostri istituti religiosi sanno sviluppare il loro carisma insieme alla chiesa sempre più incamminata verso il mondo… come essere solidali con le tante ferite del mondo di oggi…quale contributo anche teologico degli istituti religiosi in ordine alle tante nuove sensibilità ecclesiali del tempo presente… la disponibilità ad imparare dai giovani a inculturare il vangelo nel mondo contemporaneo ben sapendo che la vocazione alla santità dei consacrati  potrebbe passare anche attraverso la richiesta di fiducia da parte dei giovani.

Anche padre Tasca, subito dopo, ha esordito affermando che non è possibile intendere in pienezza il significato della vocazione battesimale se non si considera il fatto che essa è per tutti, nessuno escluso, una chiamata alla santità. Si è soffermato a lungo sulla sfida della trasmissione della fede pensando soprattutto ai giovani del “Nord” del mondo, sempre più lontani dalla vita cristiana ed ecclesiale e purtroppo, a suo dire, non rappresentati nel sinodo. Troppi giovani oggi pensano di poter vivere anche senza Dio. Questo non esclude che siano anche “in ricerca” e che abbiano una certa sete di vita interiore e di spiritualità. Ma come tutta risposta spesso non trovano altro che la proposta di una vita etica avente  come scopo un benessere individuale esteriore e psichico. E’ una sfida questa che non può non segnare in maniera preoccupante il destino della chiesa di oggi. Può diventare anche una grande opportunità per i giovani, a condizione di incontrare, da parte loro, delle persone capaci di testimoniare nel loro vissuto un’esperienza cristiana profonda e convincente.

Nella breve tavola rotonda pomeridiana hanno preso la parola altri due padri sinodali, il p. Michael Brehl (redentorista) e il p. Angel Fernandez Artime (salesiano). Già prima del sinodo p. Brehl aveva avuto modo di incontrare poco meno di un migliaio di giovani, in varie parti del mondo. Dialogando con loro aveva compreso quanto sia importante, nel modo di rapportarsi al mondo giovanile, il passaggio dal “per” i giovani al “con” i giovani. Loro, infatti, non sono tanto il “futuro” della chiesa, ma sono soprattutto il suo “presente” e proprio per questo vogliono spazi dove prendere insieme le decisioni più importanti. Nel mondo digitale, ad esempio, gli adulti dovrebbero imparare, con umiltà, dai giovani. Il confronto diretto, come lo spazio per un dialogo continuo con loro non possono essere più dilazionati. Il “noi” da una parte e il “loro” dall’altra è un atteggiamento che si dovrebbe avere il coraggio di abbandonare ovunque e il più presto possibile.

Il sinodo, ha esordito poi don Artime, ha insegnato a guardare al mondo giovanile in modo radicalmente diverso da quello usato spesso nella chiesa; è finito il tempo dell’indottrinamento, dell’imporre agli altri “ciò che è giusto e ciò che è sbagliato”. Il sinodo ha insegnato, cioè, che i giovani non sono solo i destinatari, ma anche i protagonisti della missione all’interno della chiesa; ha invitato tutti, cioè, ad essere “giovani per i giovani e con i giovani”.

Il sinodo inoltre ha ricordato che la vita consacrata ha un valore unico, profetico, per il mondo, per la Chiesa e anche per i giovani. Ha invitato tutti i religiosi/e a fare scelte forti, chiare e decise nella difesa soprattutto dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Non è più tollerabile la violenza esercitate nelle forme più diverse: nell’ambito della coscienza personale, in campo economico, nella criminalità organizzata, nella tratta di esseri umani, nella schiavitù e nello sfruttamento sessuale, nell’emarginazione e nell’esclusione sociale sofferta da molti giovani a causa di aborti forzati, in tutte le varie forme di dipendenza.

Il documento finale parla anche dell’importanza della formazione di seminaristi, delle persone consacrate, dei laici. Al riguardo, da molto tempo i salesiani si stanno ponendo seriamente un serio interrogativo: quali salesiani per i giovani oggi? In qualche modo è doveroso imporsi interrogativi del genere di fronte alle tante forme di clericalismo, di autoritarismo esercitate soprattutto nei confronti dei giovani. Proprio per questo i religiosi dovrebbero essere di esempio, con il vangelo in mano, a rispondere alle provocazioni dei pochi giovani che hanno potuto partecipare al sinodo, ma soprattutto alle centinaia di migliaia di giovani senza voce sparsi in tutto il mondo.

Nel corso della giornata odierna i superiori generali hanno eletto il loro nuovo presidente e il vicepresidente nelle persone rispettivamente del p. Arturo Sosa, gesuita, e del p. Michael Brehl, redentorista.

(Articolo di p. Angelo Arrighini)

 

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