• 91ma Assemblea semestrale e generale USG

La gestione di un bene comune: accesso all’acqua potabile per tutti – 8 novembre

Nel 2015, l’Enciclica Laudato si’ del Santo Padre Francesco ha posto sotto esame le molte sfide riguardanti la tematica dell’acqua e ha riconfermato che «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale». Pochi mesi dopo, sono stati adottati dalle Nazioni Unite gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG); il sesto SDG include l’ambizione di «garantire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile e alla portata di tutti» entro il 2030.

Infatti, nelle ultime due decadi, una sempre maggiore enfasi relativa all’accesso all’acqua ha caratterizzato le attività e le dichiarazioni della comunità internazionale, di varie agenzie onusiane o governative, della società civile e della Chiesa Cattolica.

I recenti vertici internazionali e le principali pubblicazioni accademiche hanno ampiamente sottolineato come i bisogni connessi all’acqua potabile debbano essere affrontati con un approccio di interconnessione e interdisciplinarietà. In particolare, nelle discussioni riguardanti il tema dell’acqua, sono state opportunamente affrontate con sempre maggiore attenzione le seguenti tematiche: il ruolo della cultura, delle religioni e della spiritualità; la responsabilità e la dovuta diligenza a tutti i livelli di governance; l’educazione e la consapevolezza crescente; la sostenibilità; il ruolo delle comunità locali; la raccolta e la condivisione di dati; la qualità dell’acqua e la sua accessibilità economica. È evidente come troppo spesso nel passato il tema dell’acqua sia stato affrontato solamente attraverso le lenti delle infrastrutture, degli investimenti, delle politiche a livello statale, della quantità, della pace e dei conflitti.

Nonostante i numerosi sforzi e gli annunci collegati al tema dell’acqua potabile, e malgrado il fatto che le politiche relative all’acqua siano molto più articolate e olistiche rispetto al passato, il tema rimane una priorità assoluta. Questo perché palesemente non è stato affrontato con la necessaria ambizione, consistenza, determinazione e universalità.

Alcune società, data la loro appartenenza ad aree dove l’accesso e il rifornimento di acqua viene considerato ovvio e dato per scontato, dimostrano insufficiente consapevolezza e compassione riguardo alla mancanza di acqua nelle altre zone del pianeta. La mancanza di un accesso adeguato all’acqua potabile è davvero una realtà quotidiana e terribile per milioni di persone.

A livello globale, ci persistono carenze e ampi divari nell’accesso all’acqua potabile e ai suoi servizi, come per esempio i servizi igienici e i dati relativi all’acqua. L’Organizzazione Mondiale della Sanità osserva che: «tra i 2,1 milioni di persone che non hanno accesso sicuro all’acqua, 844 mila non dispongono neanche di basilari servizi relativi all’acqua potabile. Inoltre, tra questi 2,1 milioni di persone, ce ne sono 263 mila che sono costrette a compiere viaggi giornalieri di 30 minuti per raccogliere e accumulare acqua da fonti che si trovano lontane dalla propria abitazione e 159 mila che ancora bevono acqua non trattata e non filtrata proveniente da fonti non sicure, come fiumi o laghi». Inoltre, a livello nazionale e internazionale non vi è una politica dell’acqua unitaria ma frammentata. Detto ciò, guardando oltre le statistiche e gli impegni internazionali, il semplice fatto che l’acqua sia, e che rimarrà sempre, un elemento essenziale per la vita umana ha bisogno di essere ancora una volta riaffermato. L’accesso all’acqua implica, infatti, distinzioni chiare: tra la sopravvivenza e la morte, tra la sopravvivenza e vari livelli di benessere.

L’obiettivo che la Conferenza si prefigge è triplice:

1. Esaminare la situazione globale e valutare i progressi compiuti così come l’impasse e i fallimenti, con l’obiettivo fondamentale di fornire acqua a chi è assetato.

2. Reiterare, ancora una volta, la visione dell’acqua come bene comune, essenziale per la vita, destinato all’intera famiglia umana, sottolineando la necessità di un approccio radicato nella responsabilità, senza trascurare i contributi della spiritualità e della cultura, dal momento che la dimensione culturale e spirituale dell’acqua è un fattore chiave del tessuto sociale e dell’azione comunitaria, e di conseguenza queste dimensioni devono essere considerate anche nell’impegno pastorale della Chiesa.

3. Fornire un contributo utile e stimolante ai prossimi impegni e incontri internazionali sull’acqua.

La Conferenza si strutturerà sulla base dei precedenti contributi forniti da parte della Chiesa Cattolica alla discussione interdisciplinare ed internazionale ed agli sforzi nel campo dell’accesso universale all’acqua potabile; essa beneficerà altresì della visione accurata ed aggiornata di molti esperti provenienti da diversi Paesi, così come di alcuni diplomatici. Speciale attenzione verrà data ai fattori più rilevanti che influenzano positivamente l’accesso universale all’acqua ed alle cause più profonde che contribuiscono alla persistenza di molti problemi in questo ambito, nonché alla riluttanza o alle difficoltà esistenti nel farvi fronte.

I problemi legati all’inquinamento e alla potabilizzazione, la salute, i prelievi idrici e le infrastrutture, la partecipazione nei processi decisionali, la gerarchizzazione tra usi competitivi dell’acqua dolce, gli investimenti ed il recupero dei costi, l’educazione e la cultura – tra gli altri – meritano notevole attenzione ed un impegno immediato. Abbiamo bisogno di una visione e di un’azione integrale e multi-livello di fronte alle sfide legate all’accesso universale all’acqua potabile. La sfida, per concludere, è quella della gestione di un bene comune.

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