• Papa Francesco, Angelus

Timothy Radcliffe: “La verità sempre sopra ogni cosa”

Esce in libreria «Alla radice la libertà. I paradossi del cristianesimo» (Emi, pagine 160, euro 15), il nuovo volume di Timothy Radcliffe, di cui anticipiamo qui un estratto. Domenicano inglese, teologo, già Maestro generale dei domenicani (dal 1992 al 2001), Radcliffe è considerato uno degli autori cattolici più autorevoli a livello internazionale. Apprezzato conferenziere, è stato nominato da papa Francescoconsultore del Pontificio Consiglio Giustizia e pace.

Credo che la ricerca della verità sia una sorta di storia d’amore. Amore per la verità. Amore, se sei insegnante, per la materia che insegni. Forse anche amore per i tuoi studenti. E infine, la cosa più difficile: l’amore per coloro con cui non sei d’accordo. Questo tema sta all’origine della mia vocazione domenicana. Dopo la scuola ho fatto le mie prime amicizie con persone che non erano cristiane. Una di loro mi chiese se davvero credevo a tutte le dottrine cattoliche: sono proprio vere? Quella domanda cominciò a tormentarmi. È tutto vero? Se lo è, allora deve essere senz’altro terribilmente importante; ma se non lo è? Sapevo che esisteva un ordine religioso che aveva il motto Veritas, ma non riuscivo a ricordare quale fosse. Cominciai a pensare che poteva essere il posto giusto per me. Contattai il mio insegnante benedettino, gli chiesi di chi fosse quel motto e mi disse: «È dei domenicani». Così, in pratica, decisi di entrare tra i domenicani prima ancora di averne conosciuto uno. Questo mi ricorda la storiella di quell’uomo che volava in mongolfiera sopra l’Inghilterra meridionale. Perse l’orientamento e alla fine atterrò su un grande albero. Vide passare due uomini e gridò: «Aiuto, aiuto, dove sono?». Gli risposero: «Sei su un albero». Egli allora esclamò: «Voi due dovete essere domenicani, perché quello che dite è vero, ma completamente inutile!».

Al Concilio Vaticano I, la chiesa dichiarò formalmente che la nostra ricerca della verità include la ragione. La fede può portarci oltre la ragione, ma non può essere contro la ragione. Secondo Tommaso d’Aquino, siamo animali pensanti, cercatori di verità. Quando ero un giovane fraticello, l’arcivescovo di Westminster era il cardinale Heenan, un uomo famoso per la sua intelligenza. Fu chiamato a testimoniare a un processo e un avvocato gli disse: «Eminenza, è vero che oggi lei è una delle persone più intelligenti in Gran Bretagna?». E lui rispose: «Sì, è vero. Ma lo dico solo perché qui ho giurato di dire la verità». Viviamo oggi, ahimè, nell’era della post- verità. Dopo la campagna per la Brexit in Inghilterra e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, c’è da preoccuparsi di fronte all’evaporazione della verità. Trump accusa la stampa di diffondere fake news, notizie false, ma lui non fa che confermarle l’una dopo l’altra. In Inghilterra i politici vengono colti in flagrante mentre mentono sulle loro spese; la polizia mente in tribunale; i giornalisti mentono. Quando costoro vengono scoperti, ammettono di aver commesso un “errore di valutazione”. Suppongo che l’errore fosse pensare che l’avrebbero fatta franca. Il problema non è tanto che la gente mente, quanto il fatto che l’idea stessa di verità si è sbiadita. Viviamo in un mondo di truthiness, quella verità apparente che Stephen Colbert ha definito «l’espressione di sensazioni od opinioni ‘di pancia’ come se fossero valide affermazioni oggettive».

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Fonte: ceinews.it

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