• «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8, 19)

Padre Lombardi ripercorre due secoli di rapporti fra Cina e Santa Sede

La storia delle relazioni tra Santa Sede e Cina ha conosciuto alterne vicende dall’800 ad oggi: dal protettorato francese alla rivoluzione dei Boxer, dalla salita al potere di Mao Zedong alle riforme di Deng Xiaoping, fino all’apertura di un dialogo sempre più intenso

In seguito alla prima guerra dell’oppio (1839-1842), nel quadro della debolezza dell’impero cinese e dell’affermarsi del potere politico, militare ed economico delle potenze occidentali in Cina con i trattati detti “ineguali”, si stabilisce il protettorato francese sulle missioni della Chiesa cattolica, che riguarda sia i cattolici stranieri che quelli autoctoni.

I rapporti con la Cina sotto il pontificato di Leone XIII

Il legame con la Francia (per i cattolici, e analogamente con altre nazioni per altre confessioni cristiane) rafforza in gran parte della società cinese l’idea del cristianesimo come religione straniera e di conseguenza attira verso i cristiani l’odio xenofobo. La Santa Sede per parte sua è consapevole della necessità di formare un clero indigeno, e fin dalla metà dell’Ottocento si comincia a parlare del tema delle relazioni con la Cina. Durante il pontificato di Leone XIII per iniziativa cinese nel 1886 si ha il tentativo di stabilire “relazioni amichevoli”. Ma il Papa rinuncia a inviare un nunzio a causa dell’opposizione del governo francese e per timore di reazioni negative da parte dei cattolici francesi.

Massacro dei cristiani durante la rivoluzione dei Boxer

Ci si rende tuttavia conto sempre più chiaramente che il protettorato condiziona la Chiesa. Nel 1900-1901 l’esplosione xenofoba della rivoluzione dei Boxer, durante la quale circa trentamila cattolici sono trucidati, da una parte dimostra il bisogno di protezione data l’inaffidabilità del governo cinese del tempo, ma dall’altra conferma che i protettorati occidentali rendono il cristianesimo inviso a molti cinesi. Nel 1912 termina l’impero e si ha l’avvento della Repubblica cinese.

Benedetto XV: oltre l’era coloniale

Il pontificato di Benedetto XV dimostra una grande lungimiranza sul tema delle missioni e una chiara consapevolezza della necessità di superare i condizionamenti della Chiesa nell’era coloniale, e in questa prospettiva la Cina ha un posto determinante: il cristianesimo non deve più essere percepito come una religione straniera. La lettera apostolica Maximum illud del 30 novembre 1919, considerata la magna charta del nuovo corso delle missioni, viene elaborata soprattutto in base all’esperienza cinese. Pechino riprende l’iniziativa per relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Roma risponde positivamente e intende affermare il suo diritto a stabilirle anche con nazioni non cristiane, ma la Francia preme questa volta su Pechino (non più sulla Santa Sede, con la quale in questo periodo aveva rotto le relazioni diplomatiche, che saranno ristabilite nel 1921), e si deve rinviare.

Papa Ratti invia il primo delegato apostolico in Cina

Pio XI procede con grande decisione sulla linea tracciata dal suo predecessore. Nel 1922 invia monsignor Celso Costantini come primo delegato apostolico in Cina. Questi si svincola da ogni protezione europea, celebra nel 1924 il concilio di Shanghai e prepara le prime ordinazioni di sei vescovi cinesi, che saranno compiute a Roma personalmente da Pio XI il 28 ottobre 1926, come chiara dimostrazione di volere creare una Chiesa locale in Cina. Costantini realizza anche diversi tentativi per stabilire relazioni diplomatiche, che non vanno però in porto, e nel 1933 rientra a Roma, dove sarà segretario di Propaganda Fide, ma questo periodo rappresenta un grande progresso nell’inculturazione e darà luogo nel 1939 alla definitiva e ufficiale archiviazione della secolare controversia dei riti cinesi, che nei secoli precedenti aveva pesato tanto negativamente sulle vicende della Chiesa cattolica nel paese.

Relazione diplomatiche Santa Sede-Cina durante il pontificato di Pio XII

La situazione politica in Cina è estremamente turbolenta (invasione giapponese, ascesa del partito comunista, conflitto interno) e infine scoppia la seconda guerra mondiale. Ma il pontificato di Pio XII continua nella stessa linea per quanto riguarda la Chiesa in Cina e i rapporti diplomatici con la Repubblica cinese. Nel 1942 vi è la definitiva abolizione dei trattati “ineguali” e quindi del protettorato francese. Nello stesso anno sono annunciate le relazioni diplomatiche tra Cina e Santa Sede. Dopo la fine del conflitto mondiale, all’inizio del 1946 viene creato il primo cardinale cinese, il verbita Thomas Tien Ken-sin. Sempre nel 1946 è istituita la gerarchia episcopale in Cina, secondo la struttura tuttora indicata nell’Annuario Pontificio, che comprende 20 arcidiocesi, 85 diocesi e 34 prefetture apostoliche.

Mao Zedong al potere

Nel 1946 monsignor Antonio Riberi viene accreditato come internunzio presso il governo nazionalista di Chiang Kai-shek a Nanchino. Quando nel 1949 subentra il nuovo regime, il rappresentante pontificio non si trasferisce a Taiwan con il precedente governo, ma rimane nel continente e invita i missionari stranieri a restare. Mao Zedong prende il potere e viene fondata la Repubblica Popolare Cinese. Il 1° luglio 1949 il Sant’Uffizio condanna il comunismo: si ha di mira soprattutto la situazione europea, ma la condanna ha valore generale e dunque manifesta la posizione della Chiesa nei confronti dell’ideologia del nuovo regime. Nei primi anni della nuova repubblica la situazione del paese si sviluppa in modo molto complesso: guerra di Corea, riforma agraria, piano quinquennale.

Espulsione dei missionari cattolici stranieri

Per quanto riguarda il tema religioso, nel 1950 viene lanciato il Movimento di riforma delle tre autonomie (autogoverno, automantenimento finanziario, autodiffusione), con un certo successo fra i protestanti, ma non fra i cattolici. Nel gennaio del 1951 è costituito l’Ufficio affari religiosi. Dopo una violentissima campagna di stampa, l’internunzio Riberi viene costretto a lasciare il paese il 5 settembre 1951. Anche i missionari cattolici stranieri fra il 1951 e il 1954 sono espulsi praticamente tutti.

Papa Pacelli condanna il “movimento patriottico”

Pio XII con la lettera apostolica Cupimus imprimis (1952) risponde al Movimento delle tre autonomie. Questo di fatto fallisce per quanto riguarda la Chiesa cattolica, e viene lanciato un nuovo Movimento anti-imperialista di amore per la patria e per la religione. Con l’enciclica Ad Sinarum gentem (1954), Pio XII condanna il “movimento patriottico” in qualsiasi forma, e rispetto al documento precedente si tratta di una riprovazione più esplicita e articolata.

Prime ordinazioni episcopali senza mandato pontificio

Nel 1955 vengono arrestati il vescovo di Shanghai, Ignatius Gong Pinmei, e molti altri. Allo stesso tempo altri cattolici accettano di inserirsi e di partecipare alla vita politica. Nel 1956-1957 Mao Zedong lancia la Campagna dei cento fiori per migliorare il rapporto fra potere e masse. Si hanno così la liberazione di cattolici arrestati e un breve miglioramento del clima. In questo contesto nel 1957 viene fondata l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi e hanno luogo le prime ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Comincia così il cosiddetto “cattolicesimo ufficiale”. Entro l’ottobre del 1958 saranno ordinati in questo modo oltre 20 vescovi. Con l’enciclica Ad apostolorum principis (1958) Pio XII rivendica il patriottismo dei cattolici cinesi, ma respinge l’Associazione patriottica. Quanto alle ordinazioni senza mandato pontificio si chiarisce che sono illegittime, ma valide.

Il pontificato di Papa Roncalli

Giovanni XXIII, nei primi tempi del pontificato, riferendosi alla situazione cinese parla di “scisma”, ma il suo atteggiamento presto cambia. Fra la fine del 1958 e l’inizio del 1960 una più approfondita riflessione porta infatti alla convinzione che non si deve parlare di “scisma”, non essendovi volontà scismatica da parte del clero cinese.

Il contesto cinese nel 1959-1960 è complesso: fallisce il Grande balzo in avanti, lanciato nel 1958 da Mao che deve rinunciare alla presidenza dello Stato, vi è l’insurrezione in Tibet, tra Cina e Unione sovietica si consuma la rottura e si accentua la linea politica antiamericana. Nel 1960 ha luogo il processo pubblico contro i vescovi Gong Pinmei (condannato all’ergastolo) e James Edward Walsh (missionario statunitense, rimasto l’unico vescovo straniero in Cina). Nel gennaio del 1962 l’Associazione patriottica, nel suo secondo congresso, insiste con toni molto aspri su una Chiesa totalmente indipendente da Roma. Giovanni XXIII pensa di invitare al concilio i vescovi cinesi della Repubblica popolare, ma vi rinuncia. Ai lavori del Vaticano II saranno invece presenti 60 vescovi esiliati dalla Cina continentale, di cui 49 stranieri.

Paolo VI e gli anni della Rivoluzione culturale

Il pontificato di Paolo VI coincide in gran parte con gli anni drammatici della Rivoluzione culturale e con il tempo in cui i paesi occidentali e l’Organizzazione delle nazioni unite riconoscono la Repubblica popolare cinese e non più Taiwan (Repubblica di Cina), che invece la Santa Sede continua a riconoscere. Nel 1970, durante il grande viaggio in Asia e in Oceania, Paolo VI visita Hong Kong, primo e unico Papa arrivato sul territorio cinese continentale.

Il divieto di pratica religiosa

Nel 1966 Mao Zedong avvia la Rivoluzione culturale. Ciò significherà la proibizione di ogni attività religiosa, la chiusura di tutti i luoghi di culto, il divieto di pratica religiosa. Ne saranno duramente colpiti anche gli aderenti alle Associazioni patriottiche. Il 9 settembre 1976 avviene la morte di Mao, a cui seguono l’arresto e il processo della cosiddetta “banda dei quattro”, e quindi la fine della Rivoluzione culturale.

Leggi tutto

Fonte: vaticannews.va

Rispondi