Prendersi cura dei malati terminali – conquistare l’ultima frontiera

Non trovando il consultore generale alla riunione del Consiglio delle 9.00, andai a cercarlo nella sua stanza. Vedendo che la porta era rimasta aperta, entrai. Quello che ho visto rimarrà nella mia mente per il resto della mia vita. Eccolo! Morto sul suo letto. Una rapida occhiata mi convinse che se n’era andato per sempre. Rimasi immobile a guardarlo negli occhi, ancora parzialmente aperti che sembravano dirmi: “Mi dispiace, Padre Generale, per averti lasciato senza completare il mio compito, specialmente come Segretario Generale della Missione.

Fr. Jean Betrand Etoundi avrebbe compiuto 45 anni il 6 giugno 2018. Ho narrato la morte inaspettata del mio giovane confratello come esempio per dire che c’è un’ultima frontiera della nostra esistenza umana che tutti dobbiamo conquistare: la morte. Nel caso di Padre Jean, è successo nel momento più inaspettato. Quando Papa Francesco menziona ripetutamente la parola “periferia”, non si riferisce solo ai confini geografici del mondo. Intende i territori aridi e desolati – psicologici e spirituali – di malattia e sofferenza, vecchiaia, solitudine e morte. Dolorosa fino in fondo al cuore è la terra desolata del deserto spirituale, in cui si è isolati e separati dal Nostro Signore; dove non si è più in grado di sperimentare la vicinanza di Dio o di vederlo faccia a faccia. Oggi questo copre un’area più grande del Sahara e la siccità continua a diffondersi proprio in quella parte del mondo che sostiene di avere una cultura cristiana secolare. La nostra missione verso coloro che vivono in queste periferie esistenziali e spirituali è grande e merita particolare attenzione e urgenza. Spesso questa missione voluta da Dio è ancora più difficile che non aprire una nuova missione in Cina o Burkina Faso.

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