Intervista a D. Jacob Nampudakam in occasione del 40° anniversario della sua consacrazione pallottina

1. Matteo 4: 1-3a: Gesù ha trascorso 40 giorni nel deserto: quali sono state le prove principali che hai dovuto
affrontare in questi 40 anni?

Innanzitutto vorrei dire che trovo molto significativo l’invito che troviamo nel libro del Deuteronomio (30,19-20): “io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza”. Anch’io, qualche volta, ho dovuto fare una scelta tra benedizione e maledizione, tra vita e morte. Dio ci sfida a scegliere la vita.

La speranza è una dimensione importante della vita, così come la capacità di stupirsi, di coltivare l’amore e
non disperare. Quindi, quando i membri della mia Società mostrano uno spirito di disfattismo e di negatività
– senza fare nessun sforzo per creare vita nuova – per me questo rappresenta una sfida. Nulla si ottiene
essendo costantemente negativi. “Piuttosto, colui che ama Cristo è pieno di gioia e irradia gioia”, come ci
ricorda Papa Francesco.

La seconda sfida si presenta quando i membri diventano strumenti di conflitto piuttosto che di unità e si lasciano
guidare dai criteri del mondo anziché dallo Spirito. Questa è l’antitesi del pensiero di Gesù Cristo, che ci dice che il
suo regno non è di questo mondo. Seguire qualsiasi altra cosa diversa dallo Spirito condurrà alla confusione e alla
distruzione; questo diventa un problema che poi si radica nel cuore della persona generando ansia e angoscia. In
seguito, le problematiche interne si trasformano in situazioni esterne, diventando difficili da gestire.

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