• Maggio 2019

Camiliani: 150° anniversario della morte della beata Maria Domenica Brun Barbantini – Omelia di p. Pessini

Omelia di padre Leocir Pessini, in occasione della celebrazione eucaristica per commemorare il 150° anniversario della morte della beata Maria DomenicaBrun Barbantini (22/05/2018)

Cara suor Lauretta Gianesin, Madre Generale delle Suore Ministre degli Infermi di San Camillo; stimate consigliere generali; care sorelle Ministre; consacrate e consacrati che si ispirano al carisma di San Camillo; laici e devoti della Beata Barbantini, presenti a questa bella e storica

celebrazione eucaristica in occasione del 150° anniversario del transito al cielo della nostra cara Beata Maria Domenica Brun Barbantini.

Abbiamo appena ascoltato le parole ispiratrici dai testi biblici della liturgia di oggi (Is 58,6-11; Sl 111; Mt 25,31-46), il cui contenuto è diventato la fonte motivazionale della vita e della eroica scelta vocazionale della nostra Beata Maria Domenica. Desidero condividere con voi alcuni fatti ed esperienze di vita di questa donna, che mi hanno molto colpito e mi hanno fatto riflettere nella lettura della sua autobiografia. Ma prima vorrei definire il motivo che ci unisce attraversi alcuni scorci della nostra storia vissuta [2].

Riuniti insieme per l’Eucaristia di ringraziamento

Ciò che ci unisce qui oggi è la vita e l’opera della Beata Barbantini, che continua nella storia attraverso le sue amate figlie, le religiose Ministre degli Infermi di San Camillo. Prima di conoscere la storia e la vita della nostra amata Beata, ho avuto la gioia, quando ero un giovane camilliano negli anni ’80 e ’90, di vivere insieme ad alcune delle sue illustri figlie nel Brasile meridionale (lo stato di Rio Grande del Sud) collaborando nella Pastorale della Salute e nell’animazione della vita consacrata impegnata nell’area della salute di quella regione e successivamente in tutto il Brasile.

I nostri reciproci legami di rispetto e di amicizia sono cresciuti e certamente hanno portato frutto nell’animazione della vita consacrata di quel tempo. Suor Tomasina Gheduzzi, una religiosa italiana che, come missionaria, ha lasciato l’Italia, ed è diventa brasiliana nel cuore; suor Juliana Fracasso, una religiosa brasiliana che, come missionaria, lascia il Brasile e adotta l’Italia nel cuore.

Ricordo anche con stima ed affetto suor Marisa Mozena, ex superiora provinciale e Dilce Pazin (ora superiore alla casa generalizia di Roma). La Provvidenza, oggi, ha riunito suor Giuliana, suor Tomasina (ex superiore generali), suor Marisa (ex superiora provinciale) e io, come umile rappresentante dei religiosi camilliani, attorno a questa Eucaristia. Dio ha i suoi piani che certamente non sono i nostri, e che ci sorprendono sempre! È importante essere sempre pronti con la mente e il cuore, aperti alle ispirazioni dello Spirito. Quindi con il salmista possiamo pregare con gratitudine: “Quanto sono insondabili le tue vie, Signore“!

Storia di una giovane donna con un messaggio di auto-superamento di incredibile attualità

Confesso che dopo questa mutua conoscenza, familiarità ed amicizia con queste figlie della Beata Barbantini non è stato difficile leggere, approfondire ed amare la storia di questa donna straordinaria, un autentico profeta di misericordia del Signore, nei tempi e nelle esperienze per nulla facili della sua vita, segnata da lutti e sofferenze di ogni tipo.

Per la gente è immediato emozionarsi di fronte alla sequenza storica della vita di questa giovane mogliemadrevedovareligiosaserva di Dio e beata e – senza dubbio – in un futuro non troppo lontano, speriamo sia riconosciuta e dichiarata santa. Ci colpisce, ci entusiasma e ci interroga: la sua profonda fiducia nella Divina Provvidenza; la sua costante ricerca della volontà di Dio e il suo tenace attaccamento alla misericordia di Dio che ci salva sempre dalle nostre imperfezioni e peccati.

Come donna ha dimostrato una tenace determinazione e, allo stesso tempo un sereno e fiducioso abbandono alla Provvidenza di Dio, quando ha intrapreso progetti senza alcuna garanzia di risorse, e non senza debiti, proprio perché riteneva che fosse la volontà di Dio. Forse l’aspetto più insolito e drammatico della sua vita consiste nella suo essere passata in mezzo a numerosi lutti familiari (il marito Salvatore e il figlio Lorenzo), aver superato il dolore, essere rinata più forte nella fede e nel servizio ai bisognosi. La sua fede si è manifestata concretamente nella passione per l’avvento del Regno di Dio (ha fondato il Monastero della Visitazione di Maria) e nella compassione per il prossimo (soprattutto gli infermi poveri). Ha fondato una congregazione dedicata ai malati, nota, a quell’epoca come Religiose Infermiere Oblate dell’Addolorata ed oggi ufficialmente riconosciute come Religiose Ministre degli Infermi di San Camillo.

Oggi, ogni diagnosi eseguita sullo stato della vita religiosa consacrata indica che viviamo in tempi di disincanto e di incertezza. Alla radice di questa preoccupante realtà possiamo rilevare, come una delle cause principali, la mancanza di una ‘spiritualità viva’ che alimenta i passi dell’essere umano destinato ad essere annunciatore, testimone e profeta del Regno proclamato da Gesù, anche attraverso la precarietà dei progetti umani. La tanto invocata ‘rivitalizzazione’ della vita religiosa non potrà realizzarsi senza il ripristino di questa spiritualità, che attinge alla fonte originale e che deve ritornare continuamente alle radici portanti dei nostri carismi fondazionali. È sempre più urgente riconnettersi con le prime intuizioni dei nostri fondatori e riscoprire i motivi spirituali fondamentali e cristallini, eliminando la polvere accumulata nel tempo (istituzionalizzazione), aggiornandoli secondo le necessità attuali della nostra storia. Dobbiamo riscoprire ed ispirarci a questo primo amore dei nostri fondatori!

Ecco perché, quando leggiamo la biografia di una persona e conosciamo la sua storia di vita, entriamo in contatto vivo con essa, toccando la vera essenza di qualcuno, una persona, così com’è, senza i filtri e le interpretazioni culturali storiche a volte troppo pie e devozionali, che non sempre trasmettono la verità cristallina della persona nell’integrità della sua esistenza. Lasciare che la persona parli e scriva di sè stessa è il modo migliore per conoscere qualcuno nell’autenticità del suo essere. È lei che parla con la sua voce originale! È una preziosa eredità della Fondatrice alle seguaci di oggi e di domani.

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Fonte: camilliani.org

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