Migranti: Scalabriniani, in Europa la sfida di “poli missionari integrati” aperti a intercultura e dialogo

L’incontro annuale dei missionari Scalabriniani che svolgono il loro servizio missionario in Europa ed Africa si è svolto a Brescia dal 9 al 12 aprile, focalizzando la riflessione sui pilastri dell’azione missionaria “tra” e “con” i migranti e i rifugiati nei 30 Paesi di presenza dei missionari. Le sfide alle quali si è chiamati a rispondere, ha evidenziato il superiore generale padre Alessandro Gazzola, intervenuto all’assemblea di Brescia, sono, tra le altre, l’interculturalità e lo slancio missionario, dato che “i fenomeni migratori moderni ci spingono a trovare forme sempre nuove di dialogo interculturale”. Secondo p. Gazzola appare “sempre più urgente una preparazione pastorale-missionaria specifica, ossia competenze ben definite (dialogo interculturale e interreligioso, apertura alle nuove “agorà”) e una continua ricerca dei mezzi più adeguati per preparare i futuri missionari”. “Destinatari della nostra azione pastorale – ha detto padre Gianni Borin, superiore regionale dei missionari di Europa ed Africa – sono i migranti e i rifugiati, certo, ma anche la Chiesa e la società di arrivo delle persone migranti, quindi gli autoctoni. Per questo, oltre all’accoglienza, si tratta di curare la formazione al dialogo e l’animazione interculturale del territorio”. Per rendere più efficace la missione dell’istituto, bisogna “cercare con libertà e disponibilità il confronto, la verifica e il cambiamento, anche profondo, delle strutture e delle nostre persone”, ha sottolineato p. Borin. Nei contesti multietnici che caratterizzano e sfidano soprattutto le grandi metropoli dell’Unione europea, con 54,4 milioni di migranti internazionali, circa l’11% della popolazione totale dell’Ue28, “intendiamo realizzare dei cosiddetti ‘poli missionari integrati ‘ – ha evidenziato p. Borin – ossia delle presenze qualificate, che dispongano di diversi strumenti per un approccio integrato e integrale delle migrazioni. In varie metropoli dell’Europa e dell’Africa cerchiamo di coordinare l’azione pastorale per vari gruppi linguistico-culturali, lo studio e la ricerca, i media, l’advocacy e la cooperazione allo sviluppo, l’animazione giovanile e vocazionale e la promozione dei laici e delle comunità locali”.

Fonte: agensir.it

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