Marielle Franco, una donna in difesa dei diritti umani

Un agguato nel cuore di Rio. Alle 21.30 di sera, quando le strade sono ancora piene di gente. Muore colpita da 5 proiettili Marielle Franco, notissima militante per i diritti umani, quinta tra le più votate alle ultime elezioni amministrative, consigliera del Partido Socialismo e Libertade(Psol), costola di fuoriusciti dal PT. Una scena drammatica, come ne capitano purtroppo molte nella capitale carioca ferita da una violenza inarrestabile.

Con Marielle muore anche l’autista, Anderson Pedro Gomes. Sulla macchina che l’aveva raccolta all’ultimo appuntamento a Lapa, una riunione con un gruppo di donne di colore, c’era la consigliera del partito Fernanda Chaves rimasta miracolosamente illesa.

La polizia parla apertamente di agguato. Marcelo Freixo, deputato del Psol e amico della vittima si spinge oltre: “E’ stata un’esecuzione”.

Accade mercoledì sera. Lungo rua Joaquim Palhares, a Estácio, il traffico è ancora intenso. Si torna a casa, dagli uffici e dai negozi. L’auto con Marielle Franco avanza a fatica. E’ ferma ad un incrocio. I killer sono già piazzati sull’angolo opposto. Sono tre, forse quattro. Attraversano la strada pistole in pugno.

Esplodono colpi in rapida successione. La macchina è crivellata. Cinque raggiungono l’attivista, due il suo autista. La gente fugge terrorizzata, cerca scampo dietro altre auto che suonano, sgommano, lasciano la scena con altri colpi che fischiano attorno.

La notizia in pochi minuti fa il giro della città. I social rilanciano e condividono le prime foto dell’agguato e una pioggia di commenti, di insulti, di reazioni rabbiose invade la rete.

Marielle era molto nota. Meticcia, lo sguardo sorridente, i capelli fitti ricci, orecchini di piume che le pendevano dai lobi, aveva criticato nei giorni scorsi gli interventi della polizia militare e dei soldati a Acari, una enorme favela nell’estremo nord di Rio.

Lunedì c’era stata un’incursione dei corpi speciali e cinque ragazzi erano stati freddati. “Dobbiamo raccontare cosa sta accadendo a Acari”, aveva scritto su Facebook la consigliera uccisa, “Dobbiamo gridare al mondo e far sapere a tutti l’azione brutale e selvaggia della polizia”. E poi, un’accusa ancora più grave: “Il 41 Battaglione della Polizia Militare di Rio sta terrorizzando e stuprando i residenti della favela. Questa settimana due giovani sono stati uccisi e gettati in un burrone. Oggi la polizia ha camminato per le strade minacciando i residenti. Accade sempre e con i nuovi interventi gestiti anche dall’esercito la situazione è peggiorata”.

Una denuncia pesantissima. Lanciata da un consigliere importante. Una donna che conosce bene quella realtà e che per Acari si batte da anni. Ma il suo atto d’accusa colpisce anche il controverso decreto che affida la gestione della sicurezza all’esercito. Dal 28 febbraio, Marielle Franco fa parte della Commissione che esamina il decreto disposto dal presidente Michel Temer.

Laureata in pubblica Amministrazione si era specializzata nelle Upp, le Unità di pacificazione create ai tempi di Lula e Rousseff all’interno delle favelas di Rio.

Aveva ricoperto numerosi incarichi e con altre donne si batteva per i diritti delle minoranze, spesso più colpite di altri. Lascia una figlia di 19 anni.

Fonti: articolo di Repubblica

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