• Maggio 2019

Scalabriniani: quattro verbi per verificare la cultura dell’incontro

Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lv 19,34). Queste le parole usate da Papa Francesco come incipit al suo messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (14 gennaio 2018) sul tema “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. 


«Se è vero, come ci ricorda il Santo Padre e come si evince dal Vangelo di Matteo, che ogni migrante che bussa alle nostre frontiere è un’occasione di incontrare Gesù Cristo, è altrettanto vero e sotto gli occhi di tutti come in molte parti del mondo si fatichi a vivere, o si ostacoli addirittura, la cultura dell’incontro che papa Francesco continua a proporci come orizzonte e, nientemeno, si arrivi a criticare ogni suo intervento in merito”, rileva padre Alessandro Gazzola, superiore generale della congregazione scalabriniana: “i quattro verbi usati dal papa nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno, però, possono essere occasione per molti, un’opportunità per i più rigidi, per fermarsi, fare un serio esame di coscienza e magari rivedere certi punti di vista”.  “Immaginando le quattro azioni come attimi di un’unica scena – prosegue il padre generale – accogliere diviene la porta d’ingresso della nostra casa che si apre per ‘offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione’, come si legge nel testo del messaggio, coscienti che troppo spesso si dimentica la centralità della persona umana e si antepongono spesso preoccupazioni e faziosità.
Proteggere – continua padre Gazzola – ci richiama, invece, a un gesto naturale nell’incontro con chi è in una situazione di disagio e che impegna a dare il giusto valore alle capacità e competenze dell’altro, del migrante in questo caso, considerando come imprescindibile, ad esempio, una libertà di movimento nel Paese d’accoglienza o la possibilità di lavorare”.
Segue il promuovere che è, per il superiore generale, un “mettere in condizione ognuno di realizzarsi come persona e sedersi alla nostra tavola comune”. Integrare – conclude padre Gazzola – “non può consistere puramente nell’assimilare l’altro, ponendo a lato l’identità culturale di ciascuno, bensì dice il paziente processo di ascolto reciproco che ‘dà cittadinanza’ all’altro, per richiamare un tema estremamente attuale”, conclude padre Gazzola.

Fonte: migrantesonline.it

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