• 91ma Assemblea semestrale e generale USG

Nuove comunità: numeri e sfide

Vengono chiamate “Nuove forme di vita consacrata”, nuove comunità, esperienze di vita comune dentro i movimenti ecclesiali ecc. Stanno cambiando il panorama della vita religiosa tradizionale e sono ormai parte della coscienza ecclesiale. Se in Italia sono noti particolarmente i focolari, i memores Domini (Comunione e liberazione), la Comunità di Villaregia, la Comunità dei figli di Dio (fondata da don Ivo Barsotti) o la Fraternità francescana di Betania ecc., non sono meno rilevanti quelle di origine francese come Chemin Neuf, Emmanuel, Beatitudini, Fondation pour un monde nouveau, spagnola come Adsis, tedesca come Integrirte Gemeinde.

Numeri inprevisti

In un primo censimento di G. Rocca (Primo censimento delle nuove comunità, Urbaniana University Press, Roma 2010), si offrono informazioni dirette su 775 nuove fondazioni, a cui si aggiungono alcuni elementi di conoscenza per altre 56. Di queste, 205 sono statunitensi, 200 italiane, 161 francesi, 47 canadesi, 44 brasiliane, 20 spagnole.

Consapevolmente provvisorio, il panorama conosce nell’ultimo ventennio una progressiva stabilizzazione (approvazione di statuti e Costituzioni), l’emersione di scandali e relativi provvedimenti (Legionari, Comunità di San Giovanni ecc.: sono 70 le forme di commissariamento e 15 le indagini sui fondatori, decise dalla Congregazione per la vita consacrata e gli istituti di vita apostolica), un più ampio riconoscimento nelle Chiese locali.

L’emergere dei movimenti e delle nuove comunità incrocia una crisi evidente della vita consacrata, soprattutto nelle sue forme di «fondazioni sociali» proprie dell’800. Situazione simile ai quattro momenti critici e creativi della vita consacrata: la nascita fra IV e VII secolo, gli ordini mendicanti (XII sec.), le congregazioni della Riforma cattolica (XVI sec.), le congregazioni «sociali» (XIX sec.).

Ma il movimento non è uniforme anche nell’ultimo secolo e mezzo. La vita consacrata conosce un livello modesto fino agli ultimi decenni dell’800 e impenna i suoi numeri dal secondo al settimo decennio del ’900.

Le suore arrivano in Italia a 170.000, i religiosi a 35.000. Negli ultimi cinquant’anni vi è un calo pronunciato. Le religiose non superano le 85.000 unità e i religiosi sono circa 25.000. Uno scossone che vede progressivamente estinguere molte delle recenti tradizioni (opere e modi di vita) e il contemporaneo crescere di nuovi modelli.

Il recente documento della Congregazione per la vita consacrata Per vino nuovo, otri nuovi (cf. Settimananews, “Consacrati: è tempo di vino nuovo”) tende a rafforzare e a confermare le novità introdotte, modificando e adeguando le forme strutturali. La dinamica demografica, la visione secolarizzata dell’esistenza, la priorità dei progetti personali su quelli comunitari, le modifiche di un credere con minore consistenza confessionale ed ecclesiale rendono più rare le vocazioni a servizi ecclesiali definitivi come quello religioso e sacerdotale (cf. Giovanni Dal Piaz, “Crisi delle vocazioni: la rivoluzione silenziosa”, in Settimananews).

Inoltre, anche per chi coltiva una vocazione “esigente”, le scelte possibili si sono ampliate: volontariato, nuove comunità, movimenti, diaconato, eremitismo, monachesimo diocesano, fraternità laicale ecc. Le onde del nuovo e del tradizionale si stanno mescolando. Risulta insufficiente la lettura della crisi fuori dal contesto complessivo, come è ormai archiviata l’idea di una “sostituzione” delle nuove fondazioni e comunità rispetto ai precedenti modelli di vita consacrata.

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Fonte: settimananews.it

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