Teresilla. Riconciliazione e carità Un’instancabile credente nella misericordia di Dio

Con il titolo Teresilla. Riconciliazione e carità, a dieci anni dalla morte per incidente stradale nella notte tra 22 e il 23 ottobre 2005, è stata rieditata, per i tipi delle edizioni Paoline (2016), la biografia di sr. Maria Teresilla Barillà, ad opera della scrittrice Annachiara Valle. La prima pubblicazione (2006) già con la prefazione di Walter Veltroni, allora sindaco di Roma,

era uscita a qualche mese dalla sua morte su insistente richiesta dei tanti che l’avevano conosciuta, e che aveva il pregio di basarsi sulla testimonianza degli offensori, delle vittime e dei loro familiari.

Se il nome di sr. Teresilla resta principalmente legato al caso “Moro”, in realtà ancor giovanissima ella si era dedicata ai detenuti delle carceri di massima sicurezza dell’isola di Pianosa (LI), di Regina Coeli e di Rebibbia in Roma, di Opera in Milano senza mancare di visitarne altre in tutta Italia. La sua attenzione era rivolta anche ai cosiddetti “brigatisti”, terroristi pentiti o dissociati, dei quali aveva conquistato la fiducia e tra i quali poteva contare numerosi amici.
Caparbia sostenitrice della possibilità di riscatto del genere umano, –come l’ha definita Walter Veltroni nella prefazione – nutriva una profonda fiducia negli uomini, nella loro capacità di capire gli errori compiuti e di cambiare.

Nel suo impegno godeva del sostegno di p. Adolfo Bachelet, gesuita, e di mons. Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas della diocesi di Roma. Non mancava però di coinvolgere magistrati e politici tra cui gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga e gli stessi brigatisti come Valerio Morucci, tra i fondatori della colonna romana delle Brigate Rosse, e Valerio Fioravanti, fondatore dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

Se il primo scopo era quello di rendere più umane le condizioni dei detenuti, l’intento era di arrivare a una soluzione politica attraverso l’indulto e l’amnistia per chiudere gli anni di piombo che tanto dolore e morte avevano portato. Ma l’impegno principale era quello di facilitare la riconciliazione tra i terroristi e i famigliari delle vittime.
In questa seconda edizione, accresciuta di un capitolo, emerge più luminoso il carisma della consorella, che, mossa dallo spirito della riparazione proprio della Congregazione delle Serve di Maria Riparatrici, mirava a ricostruire rapporti, a ricucire relazioni, in una realtà, soprattutto quella degli anni successivi al terrorismo, segnata dall’errore, dall’odio e dalla violenza.
Fedele alle parole del Vangelo «Non giudicate» ed «Ero ammalato e in carcere e mi avete visitato», sr. Teresilla si mise al servizio dei “malati”, familiari delle vittime e dei carcerati, sia detenuti politici che comuni, interponendosi come mediazione vivente di intercessione, di riconciliazione e di perdono.

Convinta che il cuore del Vangelo fosse la riconciliazione, grazie a Gesù che ci ha riconciliati con Dio-Padre, sosteneva che ognuno è chiamato a partecipare a tale opera, per concorrere insieme alla guarigione delle ferite inferte agli individui e alla società. In Dio è sempre possibile il recupero dell’individuo in un cammino tra giustizia e perdono, in cui l’azione divina si manifesta nell’operare umano, ma dove la speranza proviene da Dio, al quale sr. Teresilla, nella preghiera, parlava delle persone ferite.
Ella avvicinava sia le vittime che gli offensori, cercando di rompere i silenzi che nascondevano la sofferenza e il male. In un suo scritto metteva in evidenza come il carcere, da luogo di sofferenza, poteva divenire luogo di riscatto per espiare la propria colpa. Ella credeva in una “giustizia riparativa”, tesa a ridare dignità e diritti alla vittima. Coglieva la sofferenza dei familiari delle vittime e anche quella dei familiari dei colpevoli, e per ambedue si adoperava.

Il “chiodo fisso” di sr. M. Teresilla era la riconciliazione, come perdono e guarigione della memoria per gli offesi, come pentimento e conversione per chi aveva compiuto la violenza.
Per fare ciò riteneva necessario creare spazi in cui potessero incontrarsi tali sofferenze per dare avvio alla dinamica pentimento/perdono; perdono come atto di umiltà che può essere dato, e in cui chi vuole cambiare la sua vita di errori può trovare una mano tesa. Il perdono e la riconciliazione, affermava sr. Teresilla, prima nascono nel cuore, si poi manifestano nell’opera.
A poco più di dieci anni dalla morte, la gente, donne e uomini famosi, ex detenuti, malati, barboni, politici, continua a ricordare questa suora tenera e spigolosa, con affetto e riconoscenza, apostola della riconciliazione e della carità.

Suor Lina Burani

Fonte: internationalunionsuperiorsgeneral.org, 05/01/2017

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