• Maggio 2019

Documento della Congregazione del clero. Ecco la formazione del buon sacerdote

papa_seminaristi«Mediatori» dell’amore di Dio, non «intermediari» che pensano al proprio interesse: è l’identikit del sacerdote tracciato ieri da papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Nella sua riflessione ha posto l’accento anche anche su alcune tentazioni che possono far vacillare il ministero presbiterale.

Francesco ha chiesto ai preti di non essere né «rigidi» né «mondani». Da qui l’invito ai giovani sacerdoti: non trasformatevi in «funzionari» del sacro. La logica di Gesù, ha proseguito il Papa dovrebbe dare «piena soddisfazione» a un sacerdote. «Gesù – ha sottolineato – è il mediatore fra Dio e noi. E noi dobbiamo prendere questa strada di mediatori», «non l’altra figura che assomiglia tanto ma non è la stessa: intermediari».

L’intermediario, infatti, «fa il suo lavoro e prende la paga». Il mediatore, invece, «perde se stesso per unire le parti, dà la vita, se stesso, il prezzo è quello: paga con la propria vita, la propria stanchezza, il proprio lavoro, tante cose, ma – in questo caso il parroco – per unire il gregge, per unire la gente, per portarla a Gesù. La logica di Gesù come mediatore è la logica di annientare se stesso». Il sacerdote autentico, ha proseguito il Papa, «è un mediatore molto vicino al suo popolo», mentre l’intermediario «non sa cosa significhi sporcarsi le mani».

Sulla stessa lunghezza d’onda è il nuovo documento promulgato – nella solennità dell’Immacolata Concezione – dalla Congregazione per il clero dal titolo “Il dono della vocazione presbiterale”. Il testo con la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis aggiorna le regole indicate nel 1985 dalla Santa Sede sulla formazione dei presbiteri e riprende le linee guida dell’Esortazione apostolica del 1992 Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II. Un documento – ha sottolineato il cardinale prefetto Beniamino Stella – che vuole essere uno strumento efficace per la «formazione integrale» del sacerdote. Ampio spazio viene dato alla vita del seminarista che precede l’ordinazione presbiterale, avendo fra le stelle polari virtù come l’«essere leali, per nulla rigidi, mai ipocriti» e con il «senso del bello». Inoltre viene indicata un criterio per i candidati agli ordini sacri: «La mancanza di una personalità ben strutturata ed equilibrata rappresenta un serio e oggettivo impedimento per il prosieguo della formazione». Le capacità di sperimentare la «vita comune», di affidarsi a un buon direttore spirituale come la pratica ordinaria dei Sacramenti sono – secondo la Ratio – sono necessarie nel percorso di discernimento.

Ampio spazio viene dato alla centralità della dimensione affettiva dei futuri sacerdoti, alla formazione filosofica (strategica si legge anche per il «dialogo con chi non crede») e teologica (senza tralasciare questioni come la salute psichica e fisica). Si tratta di elementi per offrire «buoni preti» aperti al mondo e capaci di «intessere relazioni personali» ma anche in grado di accettare armonicamente la «sfida del celibato».

«Per essere un buon prete – ha ribadito al momento della presentazione il cardinale Stella – oltre ad avere superato tutti gli esami, occorre una comprovata maturazione umana, spirituale e pastorale».

Di grande interesse – nel documento composto da più di 90 pagine – è l’attenzione data alle vocazioni adulte (non vengono dimenticati i casi di chiamate al sacerdozio sbocciate tra indigeni o migranti) e ai Seminari (maggiori e minori dove viene evidenziata, tra l’altro, la questione della «castità giovanile») e all’accompagnamento nel «cammino di discernimento» da parte degli esperti in materie psicologiche.

Un intero paragrafo si sofferma sulla questione delle «persone con tendenze omosessuali» e conferma, citandola ampiamente, l’«istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali» emanata da Benedetto XVI il 4 novembre 2005. Un richiamo, quest’ultimo, in linea con il magistero, – è la precisazione della Ratio – dove pur nel rispetto delle storie particolari si invita a non ammettere nei Seminari coloro «che praticano l’omosessualità» o «con tendenze omosessuali profondamente radicate». I futuri preti sono chiamati ad amare la Chiesa nel solco della tradizione e, come direbbe papa Francesco, ad essere «discepoli innamorati del Signore».

Fonte: avvenire.it, 09/12/2016

Rispondi