• Maggio 2019

Amministrare i beni per la missione della Chiesa

economi2«Sarà sempre uno stimolo per la Chiesa quello di sviluppare un discernimento maturo, riferito alle diversità di tempi e di luoghi, ispirato ai criteri fondamentali di giudizio in questa materia, per trovare poi le soluzioni di fatto più appropriate». Lo ha detto nel suo intervento al Simposio il Card. Montenegro, Presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute. «Non si può negare che il tema dell’amministrazione dei beni temporali rivesta una grande importanza nell’ottica ecclesiale, perché tali beni servono per la comunione e la missione della Chiesa. La gestione dei beni temporali deve infatti esprimere e servire quella comunione nella quale è costituito l’unico popolo di Dio». «Si tratta di essere più consapevoli della nostra debolezza, dei nostri limiti, anche dei nostri errori del passato, per chiedere più aiuto, stringere più alleanze non su ciò che “noi” crediamo giusto fare, ma su ciò che ci viene chiesto dalle condizioni di chi incontriamo e dalle opportunità, anche deboli, che i nostri territori fanno emergere».

Luigino Bruni, Professore Ordinario della Libera Università Maria Santissima Assunta, ha parlato di come gestire delle opere degli Istituti con spirito profetico. Il segno (in questo caso l’opera) deve parlare e significare, altrimenti è vuoto. Le opere degli Istituti di Vita consacrata o sono segno che ‘dice’ il significato evangelico per cui sono nate, oppure sono vuote, manageriali. Le persone devono ricevere la testimonianza del carisma di un Istituto, per questo è importante ripensare l’economia con discernimento.

La relazione tra superiore ed economo: una prospettiva di governance: questo il tema dell’intervento di Pierluigi Nava, Docente Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium». Superiori ed Economi sono chiamati – in un tempo di complessità – a cercare “nuovi equilibri”, ripensandoli nel paradigma della missione della Chiesa, per superare rischiose logiche di autoreferenzialità. «I beni degli IVC-SVA – ha affermato – sono un patrimonio vivo, il cui plus valore consiste nell’essere un patrimonio condiviso di carismi personali (doni) al servizio del carisma dell’Istituto in comunione con la Chiesa. Pertanto, se le relazioni istituzionali entrano nella “logica della gratuità” sono pre-disposte al servizio del bene comune, diversamente rientrano nella “logica della formalità” che svuota di senso il servizio stesso».

Vittoria Terenzi

Ufficio stampa – CIVCSVA

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