• Maggio 2019

Papa Francesco incontra 140 Superiori Generali degli Istituti di Vita Consacrata in un lungo dialogo aperto e fraterno

press_release_usg«Andate e portate frutto. La fecondità della profezia»: questo il tema della 88ma Assemblea Generale dell’Unione Superiori Generali (USG) che si è svolta dal 23 al 25 novembre presso il Salesianum di Roma. Papa Francesco. ha deciso di concludere l’Assemblea incontrando i 140 Superiori presso l’Aula Nuova del Sinodo, dedicando loro tre ore piene. Non vi è stato alcun discorso preparato in anticipo, ma un lungo colloquio fraterno e cordiale fatto di domande e risposte.

Il Santo Padre ha salutato i presenti affermando: «La vita è piena di sorprese. Per comprendere le sorprese di Dio bisogna capire le sorprese della vita». Dopo aver ricevuto un brevissimo saluto da parte di p. Mauro Joehri, ministro generale dei Frati Cappuccini e presidente dell’USG, e di P. Padre David Glenday, comboniano, segretario generale, il Papa ha ascoltato le domande dell’Assemblea.

Un primo gruppo di domande ha toccato il tema della vita consacrata e i giovani. Francesco ha parlato del tema del prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato appunto a «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Si è soffermato a lungo sul tema del discernimento. I giovani candidati alla vita religiosa, come anche i seminaristi, devono essere formati al discernimento. «È una cosa che si deve fare — ha detto—. Non basta vedere il bianco e il nero. Il discernimento è andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio, non nel fissismo del pensiero». Ha poi esortato a non essere statici nel lavoro con i giovani e a lavorare con creatività evitando di fermarsi alle solite riunioni. Ha infine chiesto di superare atteggiamenti da «restaurazione» o tropo legati ad atteggiamenti «trionfalistici» che si notano in alcune nuove fondazioni.

«Santo Padre, malgrado le sfide, le tensioni, le opposizioni, lei ci offre la testimonianza di un uomo sereno, di un uomo di pace. Qual è la sorgente della sua serenità?», ha chiesto uno dei Superiori, aspettando una risposta in forma di consiglio. Francesco ha affermato che da quando è stato eletto Pontefice ha provato una pace profonda che da allora non lo ha mai abbandonato. E questa è una differenza rispetto alla sua esperienza del passato a Buenos Aires quando si sentiva più ansioso. Ha detto che i problemi ci sono, ma che lui immerge tutto nella preghiera e questo lo lascia in una grande pace.

Interrogato a proposito di vita religiosa e profezia, Francesco ha risposto che i religiosi sono chiamati a vivere il Vangelo sine glossa alla luce del carisma dei fondatori. Il nemico della profezia è la mondanità.  Ha parlato inoltre dell’ascesi, la quale non deve però mai confondersi con atteggiamenti volontaristici e «pelagiani», ma tendere sempre alla libertà: l’ascesi è utile nelle forme in cui rende la persona più libera. Ha concluso affermando quanto i religiosi possano rivelarsi importanti nel processo di riforma della Chiesa soprattutto per combattere il clericalismo: «Nelle strutture della Chiesa entra il clima mondano e principesco — ha affermato — e questo è quanto di peggio ci sia nell’organizzazione della Chiesa. I religiosi possono contribuire con la loro testimonianza» di povertà, obbedienza e fratellanza.

Toccando il tema del rapporto tra religiosi e vita della diocesi, il Papa ha affermato l’importanza che «i religiosi si sentano appieno dentro la chiesa diocesana» per cui  i «religiosi devono essere nelle strutture di governo della Chiesa locale: consigli di amministrazione, consigli presbiterali… II lavoro va condiviso», ha affermato. Ha quindi parlato dell’importanza di condividere la spiritualità dei fondatori con il clero diocesano come fonte di arricchimento spirituale per tutti.

A questo punto ha fatto seguito una pausa. Era previsto un luogo di riposo e ristoro separato per il Papa, ma lui non ha voluto essere «separato dagli altri» e ha chiesto di fare il break con tutti gli altri.

Al rientro in aula sono state poste al Papa anche alcune domande sul tema degli abusi sessuali su minori, su abusi finanziari e sulle fragilità. Francesco, in risposte accorate e ricche di esempi, ha parlato della «presenza del diavolo che rovina l’opera di Gesù tramite proprio coloro che dovevano annunciare Gesù». Ha chiesto la vigilanza nel discernimento vocazionale. Per quanto riguarda gli abusi finanziari ha parlato dello scandalo di religiosi attaccati al denaro, a volte poi vittime di persone senza scrupoli.

L’ultimo gruppo di domande ha riguardato la vita religiosa e la missione. Il Papa ha risposto che «la Chiesa è nata in uscita»: prima era chiusa nel Cenacolo e poi è stata spinta fuori. I poveri spingono la Chiesa fuori: «se la Chiesa non lavora con i poveri non è Chiesa. E questo non è pauperismo! — ha affermato —. La Chiesa deve essere povera con i poveri!». A questo riguardo ha fatto pure riferimento al problema migratorio: «più importante degli accordi internazionali è la vita di quelle persone!», ha esclamato. E proprio nel servizio della carità è pure possibile — ha proseguito — trovare un ottimo terreno per il dialogo ecumenico: «sono i poveri che ci uniscono!».

Alle 13.00 circa l’incontro si è concluso. Il Papa ha salutato tutti con queste parole: «Andate avanti con coraggio e senza paura! Quello che non sbaglia mai è quello che non fa nulla. Dobbiamo andare avanti! Sbaglieremo, a volte, sì, ma c’è sempre la misericordia di Dio dalla nostra parte!».

Prima di uscire dall’Aula Paolo VI Francesco a salutato tutti i presenti, uno ad uno.

 

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